Flotilla fermata in acque internazionali, la procura di Roma indaga per sequestro di persona
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Redazione Interno
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La notte tra il 29 e il 30 aprile, al largo dell’isola di Creta, la marina militare israeliana ha abbordato ventidue imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, un’iniziativa che, partita dalla Sicilia pochi giorni prima, aveva l’obiettivo dichiarato di raggiungere le coste di Gaza. Considerando che l’operazione si è svolta in acque internazionali e che tra le persone prelevate vi erano cittadini stranieri a bordo di natanti battenti bandiera italiana, l’intervento – avvenuto nella zona di ricerca e soccorso (Sar) di competenza greca, a oltre 600 miglia nautiche dalla Striscia – ha immediatamente sollevato eccezioni di carattere giuridico sulla sua legittimità. È in questo contesto, segnato dalla distanza siderale dal teatro bellico e dalle tensioni diplomatiche, che la Procura di Roma ha deciso di aprire un fascicolo specifico, ipotizzando per gli inquirenti il reato di sequestro di persona.
Secondo quanto è stato possibile ricostruire, gli esposti depositati dai legali e dalle associazioni di sostenitori sono tre e risultano tutti all’attenzione dei pm Lidia Lotti e Stefano Opilio. Una parte consistente di queste denunce si concentra in particolare sulla sorte di due attivisti, Thiago de Avila e Saif Abukeshek, finiti attualmente in carcere in Israele con accuse non meglio specificate; ciò che ha scatenato l’intervento della magistratura capitolina è la circostanza, inequivocabile agli occhi dei denuncianti, che i due fossero stati prelevati mentre viaggiavano a bordo di imbarcazioni italiane. Il contesto, già di per sé teso a causa dei precedenti del 2025 legati a una missione analoga, è diventato esplosivo dal punto di vista legale proprio per via della bandiera tricolore che sventolava sui natanti, elemento che la procura sta ora vagliando per stabilire eventuali profili di competenza penale italiana.
Abbordaggio, danni e le accuse di violenza
Non si tratta solo della privazione della libertà personale: il fascicolo aperto a piazzale Clodio, sebbene al momento proceda contro ignoti, non esclude ipotesi di reato accessorie come il danneggiamento aggravato con pericolo di naufragio. Nei verbali presentati dai partecipanti alla flotilla si fa riferimento a un intervento definito devastante, con i mezzi militari che avrebbero speronato le piccole imbarcazioni civili e danneggiato gli apparati di navigazione, lasciando alcune unità alla deriva in prossimità di una tempesta in arrivo. A questi aspetti si aggiungono le dichiarazioni di Antonio La Piccirella, uno degli attivisti che ha denunciato di aver subito una “completa violazione dei diritti umani” nel porto di Ashdod, la struttura israeliana dove i fermati sono stati condotti; secondo quanto riportato negli esposti, ci sarebbero state perquisizioni violente e l’uso di fascette in plastica serrate al punto da causare lesioni.
Un secondo fascicolo e la rogatoria a Israele
L’attenzione della procura, tuttavia, non si limita all’abbordaggio del 29 aprile. I magistrati avevano già avviato un distinto procedimento in seguito agli eventi dell’autunno scorso, quando una precedente missione della Global Sumud Flotilla era stata bloccata in circostanze simili; in quel fascicolo, che riguarda i 36 partecipanti italiani rimpatriati dopo essere stati trattenuti, si procede per tortura, rapina e sequestro di persona. Per quanto riguarda invece l’ultima azione militare, la direzione che i pm intendono seguire è chiara e passa attraverso una rogatoria internazionale: poiché l’intervento è stato condotto da forze israeliane, sarà necessario chiedere formalmente allo Stato ebraico di fornire elementi utili all’indagine, un passaggio che si preannuncia complesso vista la natura politica della vicenda e la mancata collaborazione informale fino a questo momento.
I dettagli della fermata in alto mare
Ciò che inquieta e spinge l’inchiesta è la peculiarità geografica del sequestro, avvenuto in un tratto di mare dove Milano non ha alcuna giurisdizione se non quella legata al principio della bandiera della nave. Gli attivisti de Avila e Abukeshek, quest’ultimo membro del direttivo della flotilla con passaporto spagnolo e svedese, si trovavano sulla “Eros 1” – un’imbarcazione italiana – quando sono stati circondati e trasferiti con la forza su un mezzo militare israeliano; mentre il resto dell’equipaggio è stato successivamente rilasciato e portato in Grecia, i due sono stati invece diretti verso Israele, dove attualmente si trovano in isolamento nel carcere di Shikma ad Ashkelon. L’ostinazione con cui i legali chiedono l’immediata tutela dei due fermati, unita al silenzio delle autorità israeliane sulle accuse formali a loro carico (nessuna delle quali sembra essere stata ancora notificata), costituisce il fulcro delle tre denunce che hanno indotto la procura capitolina ad aprire questo nuovo fronte giudiziario.




