Alexander McQueen avvia la procedura di licenziamento per 54 dipendenti in Italia, il sito di Novara il più colpito

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La riorganizzazione annunciata nei mesi scorsi dal marchio di lusso Alexander McQueen, controllato dal gruppo Kering, ha preso forma con l’apertura formale di una procedura di licenziamento collettivo che interessa lo stabilimento italiano. La misura, comunicata ai dipendenti nella giornata di giovedì tramite posta elettronica certificata, comporterà l’uscita di 54 lavoratori sui 181 attualmente impiegati nelle tre sedi produttive nazionali del brand, con un taglio che incide per circa un terzo sull’organico complessivo. I siti coinvolti in questa fase di ridimensionamento, che rientra in una più ampia revisione strategica avviata dalla maison londinese per risanare i conti e tornare a una redditività sostenibile nell’arco del prossimo triennio, sono quelli di Scandicci, nell’area fiorentina, Novara e Parabiago, nel Milanese.

La sede di Novara sopporterà il peso maggiore della riduzione del personale

L’impatto più significativo della manovra si registra nello stabilimento novarese, dove dei 105 lavoratori occupati (113 se si considerano anche le figure dirigenziali) ben 38 riceveranno la lettera di licenziamento, rappresentando questa sede il cuore produttivo per quanto concerne la realizzazione dell’abbigliamento del marchio, mentre a Scandicci, storicamente specializzata nella pelletteria, e a Parabiago, dove si concentra la produzione di calzature sportive, gli esuberi previsti sono rispettivamente di 7 e 9 unità. Le rappresentanze sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che già a fine gennaio avevano manifestato forte preoccupazione all’indomani dell’incontro con la direzione aziendale durante il quale era stato delineato un quadro economico definito “estremamente critico”, con una flessione dei ricavi attestatasi al sessanta per cento nel triennio 2022-2025, hanno immediatamente espresso la loro netta contrarietà all’iniziativa.

Le segreterie nazionali e territoriali, nel prendere atto dell’avvio della procedura che segue di poche settimane l’annuncio del piano di ristrutturazione che ipotizzava esuberi pari a un terzo della forza lavoro, sottolineano come una riduzione dell’organico di tali proporzioni rischi di produrre conseguenze pesanti non soltanto per i dipendenti direttamente coinvolti e per i loro nuclei familiari, ma anche per l’equilibrio stesso dell’organizzazione del lavoro interna e per la tenuta delle aziende della filiera produttiva che gravitano attorno ai siti del brand. I sindacati, nel ribadire la necessità che i lavoratori non vengano trattati come una semplice variabile di aggiustamento nei bilanci aziendali, chiedono con forza l’apertura immediata di un confronto serio e trasparente, finalizzato a verificare tutte le possibili soluzioni alternative, a partire dall’attivazione degli ammortizzatori sociali e dalla possibilità di ricollocare le professionalità all’interno delle sinergie del gruppo Kering.

La strategia del gruppo Kering per il rilancio del marchio inglese

La decisione di procedere con i tagli, che era stata anticipata a novembre nell’ambito di una revisione delle operazioni globali della casa di moda fondata dallo stilista britannico scomparso, arriva dopo che già in ottobre, a Londra, erano stati ipotizzati 55 esuberi nel quartier generale, pari a circa un quinto dell’organico. La direzione di Alexander McQueen, nel confermare l’avvio del processo di consultazione formale con le organizzazioni sindacali per la branch italiana, ha motivato la scelta con la necessità di riportare l’azienda a una redditività sostenibile nel lungo periodo, ponendo le basi per il suo futuro, un percorso che Kering, il colosso del lusso francese che detiene anche marchi come Gucci, Bottega Veneta e Saint Laurent, sostiene pienamente nella convinzione che simili misure possano rafforzare la posizione del brand nel mercato globale.

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