Alexander McQueen, i 38 licenziamenti che hanno aperto una crepa nel lusso di Novara

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La notizia, arrivata come un fulmine a ciel sereno via posta elettronica certificata lo scorso 12 marzo, ha messo fine a un silenzio che durava da mesi. Dopo l’annuncio di esuberi generici nell’ottobre del 2025, il marchio londinese Alexander McQueen ha quantificato il tributo che chiede al suo presidio produttivo italiano: 54 tagli complessivi, concentrandone ben 38 nello stabilimento di viale Leonardo da Vinci a Novara, dove su 105 dipendenti oltre un terzo rischia di restare senza lavoro. Questa decisione, seppur formalmente motivata dal gruppo francese Kering (proprietario del brand) con l’esigenza di riportare l’etichetta a una redditività sostenibile, ha innescato una mobilitazione politica e sindacale senza precedenti nel territorio piemontese.

La politica risponde unita a Palazzo Cabrino

Ieri è stato il giorno della resa dei conti istituzionale. I sindacalisti di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno portato la loro voce in una Commissione convocata appositamente a palazzo Cabrino, trovando un fronte comune insolitamente coeso tra maggioranza e opposizione. Sindaco e gruppi consiliari, superando le tradizionali barriere politiche, hanno sottoscritto un documento unitario che definisce la vertenza “una ferita aperta per la città”. L’intesa, nata per dare una risposta concreta ai lavoratori – molti dei quali gravati da mutui e responsabilità familiari – chiede alla multinazionale francese rispetto per un territorio che ha sempre sostenuto gli investimenti del lusso, e pretende la conoscenza immediata del piano industriale di rilancio che ad oggi rimane un enigma per le rappresentanze locali.

La pressione su Kering si fa quindi sistematica. Non solo i sindacati, ma anche la politica novarese ha chiesto l’attivazione degli ammortizzatori sociali, l’unico strumento che potrebbe evitare il licenziamento secco di decine di professionisti altamente specializzati. Tra le richieste formulate dai consiglieri comunali emerge con forza la volontà di coinvolgere Prefettura e Regione, allargando il tavolo di crisi anche agli altri comuni coinvolti, ovvero Scandicci e Parabiago, dove insistono le altre due sedi del marchio.

L’ombra del gruppo Kering e la strategia ‘ReconKering’

Ciò che accade nello stabilimento Alexander McQueen non è un incidente di percorso isolato, ma la cartina di tornasole di una strategia più ampia decisa ai piani alti del gruppo francese. L’amministratore delegato, arrivato alla guida della holding (che controlla colossi come Gucci, Saint Laurent e Balenciaga) con il mandato di fare pulizia nei conti, aveva già avvertito che per McQueen era necessaria una “ristrutturazione dura” per uscire dalle perdite. Il suo programma, denominato ‘ReconKering’ e mai presentato formalmente ai sindacati italiani, prevede un ridimensionamento drastico della forza lavoro e dei punti vendita; una strategia che i sindacati definiscono inaccettabile, accusando il management di voler far ricadere esclusivamente sui lavoratori il peso di scelte commerciali passate rivelatesi poco lungimiranti.

A Novara, la preoccupazione non si ferma ai 38 lavoratori che hanno ricevuto la lettera di licenziamento. Esiste un autentico timore legato all’effetto domino che questa crisi potrebbe scatenare su tutto il polo produttivo locale. Il territorio, che aveva costruito parte della propria fortuna economica sulla moda, ospita altri stabilimenti del gruppo Kering (tra cui Gucci), e i sindacati temono che la procedura avviata per McQueen possa diventare un precedente pericoloso, un modello da replicare in caso di ulteriori difficoltà nel settore del lusso.

La mobilitazione del 20 maggio e la chiusura del dialogo

Di fronte a quella che viene percepita come una chiusura totale del management al confronto, le sigle sindacali hanno alzato la posta. È stato proclamato uno sciopero generale per il 20 maggio, che coinvolgerà tutte le aziende del gruppo Kering presenti sul territorio italiano, con una manifestazione centrale a Firenze e articolazioni territoriali anche a Novara. L’indomani dello sciopero, precisamente martedì 19 maggio, i rappresentanti dei lavoratori sono stati convocati in videoconferenza dal ministero del Lavoro per un primo confronto ufficiale sulla procedura, un vertice che arriva però dopo mesi di silenzi e rifiuti da parte dell’azienda.

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