Alexander McQueen, confermati 54 licenziamenti in italia: la casa di moda del gruppo kering taglia un terzo della forza lavoro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La procedura di licenziamento collettivo avviata da Alexander McQueen, marchio di pelletteria e abbigliamento controllato dal colosso del lusso Kering, è stata ufficializzata e coinvolgerà 54 dipendenti sugli 11 complessivi presenti nei tre stabilimenti italiani. La comunicazione, arrivata nella giornata di giovedì 12 marzo attraverso una pec inviata ai diretti interessati e resa nota poi dalle rappresentanze sindacali, ha di fatto concretizzato i timori emersi già nelle settimane precedenti, quando la direzione aziendale aveva preannunciato una riorganizzazione profonda finalizzata al contenimento dei costi e al recupero di redditività; la riduzione del personale, che rappresenta poco meno di un terzo dell'intera forza lavoro impiegata nel Paese, non colpisce in maniera uniforme le varie sedi ma si concentra in particolare su quella di Novara, la più estesa tra le tre, dove si parla di 38 esuberi, mentre a Scandicci, in provincia di Firenze, il taglio dovrebbe riguardare una quindicina di lavoratori, e a Parabiago, nel Milanese, la ridimensionamento interesserà presumibilmente il personale residuo, completando così un piano che appare definito nei numeri e nelle tempistiche.

La reazione immediata dei sindacati di categoria e la richiesta di un confronto serrato

Di fronte all’apertura formale della procedura, le segreterie nazionali e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno espresso senza mezzi termini la loro forte preoccupazione e una netta contrarietà, sottolineando come il numero degli esuberi annunciati rappresenti una riduzione molto significativa della forza lavoro, con conseguenze pesanti non soltanto per i singoli dipendenti e le loro famiglie, ma anche per l'organizzazione del lavoro interna e, a cascata, per le aziende della filiera produttiva che ruotano attorno al marchio; l’impatto, secondo quanto dichiarato dalle organizzazioni sindacali, rischierebbe di essere estremamente rilevante sul tessuto economico dei territori interessati, già provati da altre crisi nel settore della moda e del lusso che negli ultimi mesi ha mostrato segnali di rallentamento a livello globale. I sindacati, nel loro comunicato congiunto, hanno pertanto chiesto con forza l’apertura immediata di un tavolo di confronto, ritenendo indispensabile che, nell’ambito della procedura prevista dalla normativa vigente, si verifichino tutte le possibili soluzioni utili a ridurre o evitare gli esuberi annunciati, e non si considerino i lavoratori come una semplice variabile di aggiustamento dei conti aziendali.

Le proposte operative per la gestione della crisi e la ricerca di alternative ai licenziamenti

Nel dettaglio delle richieste avanzate dalle rappresentanze dei lavoratori, emerge la volontà di discutere prioritariamente l’attivazione degli ammortizzatori sociali, considerati lo strumento principale per gestire la fase di difficoltà e salvaguardare i livelli occupazionali in attesa di una ripresa delle commesse e della produzione; accanto a questo, i sindacati hanno posto l’accento sulla necessità di recuperare gli esuberi attraverso percorsi di mobilità interni al gruppo Kering, che controlla marchi del calibro di Gucci, Bottega Veneta e Saint Laurent, valorizzando le professionalità maturate negli anni dai dipendenti e favorendo ogni possibile ricollocazione delle lavoratrici e dei lavoratori interessati dalla procedura. Un altro punto qualificante della piattaforma rivendicativa riguarda l'utilizzo della non opposizione al licenziamento come unico criterio di individuazione degli eventuali esuberi, una clausola che le sigle ritengono fondamentale per evitare scelte unilaterali e traumatiche da parte dell'azienda, che al momento ha invece proceduto con una comunicazione secca e senza un preventivo confronto approfondito con le controparti sociali.

La distribuzione territoriale degli esuberi e le assemblee con i lavoratori

Mentre a Scandicci, dove lo stabilimento conta una quarantina di dipendenti, il clima è di preoccupazione ma anche di rassegnazione, visto che già a fine dello scorso anno si erano registrate le prime avvisaglie della crisi e alcuni lavoratori avevano nel frattempo trovato soluzioni alternative, a Novara l'impatto è più pesante in termini numerici assoluti, considerando che su 181 dipendenti totali, 38 perderanno il posto in quella sede. Per lunedì e martedì prossimi sono state indette assemblee con i lavoratori nei vari stabilimenti, durante le quali i rappresentanti sindacali illustreranno nel dettaglio la situazione e raccoglieranno le impressioni e le eventuali disponibilità dei dipendenti a valutare percorsi di ricollocazione o di accesso agli ammortizzatori sociali. La partita, a questo punto, si gioca tutta sul piano del confronto con la direzione di Alexander McQueen e, verosimilmente, con i vertici del gruppo Kering, chiamati a dimostrare se esiste davvero una strategia industriale di lungo periodo per il marchio o se i tagli rappresentano soltanto un'operazione di ridimensionamento secco in un momento di mercato complesso per il lusso.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.