Inzaghi compie il miracolo: l'Al Hilal elimina il City e scuote la Premier
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Redazione Sport
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Quello che pochi avrebbero scommesso si è materializzato sotto gli occhi increduli del mondo del calcio. Simone Inzaghi, salutato dall'Inter tra polemiche e incomprensioni, ha guidato l'Al Hilal a una vittoria che già molti definiscono "storica": il 4-3 ai supplementari contro il Manchester City di Guardiola, campione d'Europa in carica, non è solo un risultato, ma un segnale. Un segnale che, seppur in un contesto ancora da interpretare, sembra scuotere le certezze di un sistema, quello della Premier League, da anni considerato inarrivabile.
La partita, giocata su ritmi serrati e risolta solo al 112' dal brasiliano Marcos Leonardo, ha ribaltato i pronostici. Il City, reduce dal 5-0 inflitto alla Juventus, ha visto sfuggire il controllo nonostante i gol di Bernardo Silva, Haaland e Foden. Dall'altra parte, oltre alla doppietta di Leonardo, hanno firmato il successo Malcom e l'ex Napoli Koulibaly, dimostrando come il progetto saudita, spesso liquidato come mera operazione finanziaria, abbia invece ambizioni tecniche precise.
Che il Mondiale per club potesse riservare sorprese lo aveva già suggerito il Fluminense, che aveva estromesso l'Inter grazie a una squadra esperta – con giocatori come Fabio (44 anni), Thiago Silva (40) e German Cano (37) – ma difficilmente si poteva immaginare un esito così eclatante. Inzaghi, accusato di non saper gestire le grandi occasioni durante la sua esperienza nerazzurra, ha costruito una squadra capace di resistere alla pressione del City e di sfruttarne le debolezze, regalando all'Arabia Saudita una pagina inedita.
La domanda, ora, è se questo risultato rappresenti l'inizio di un cambiamento più ampio. La Premier League, con il suo strapotere economico e mediatico, ha dominato il calcio globale negli ultimi anni, ma l'ascesa di club come l'Al Hilal – sostenuti da investimenti statali e progetti a lungo termine – potrebbe rivelarsi più di una semplice parentesi. Guardiola, del resto, non ha nascosto la sua amarezza: «Abbiamo commesso errori che di solito non facciamo», ha ammesso, lasciando intendere che l'avversario meritasse il successo.




