Rai 3, la chiusura di "Riserva Indiana" e l’amarezza di Massini: "Senza neanche parlarmi"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il prossimo 3 luglio la Rai presenterà i nuovi palinsesti autunnali e, come spesso accade in queste circostanze, qualche annuncio farà rumore più di altri. Tra le indiscrezioni che già circolano con insistenza, una riguarda il destino di "Riserva Indiana", il programma musicale di Rai 3 condotto da Stefano Massini, scrittore e drammaturgo noto al grande pubblico per la "Lehman Trilogy".
A dare la notizia, con un post sui social che ha immediatamente acceso il dibattito, è stato lo stesso autore, il quale ha espresso tutto il suo disappunto per le modalità con cui la dirigenza avrebbe gestito la questione.
L’annuncio di Massini e il "silenzio totale" della Rai
"Cari amici, come scrivono oggi i giornali, la nostra 'Riserva Indiana' chiude. La Rai ha deciso di azzerare il programma senza neanche avermi voluto mai incontrare. Silenzio totale, e vattene via": queste le parole con cui Stefano Massini ha rotto il silenzio, raccontando un retroscena che lascia intravedere un rapporto ormai logoro tra l’autore e l’azienda di viale Mazzini.
L’assenza di un confronto diretto è ciò che sembra averlo ferito maggiormente, quasi a suggerire che la scelta sia stata maturata in totale autonomia dai piani alti della televisione pubblica, senza alcuna mediazione con chi quel programma lo portava avanti da tempo. Massini, che con la sua trasmissione aveva saputo ritagliarsi uno spazio originale nella fascia dell’access prime time, non ha risparmiato critiche nei confronti di una gestione che considera quanto meno poco trasparente.
Il cantiere dei palinsesti di Rai 3
Il caso di "Riserva Indiana" si inserisce in un quadro più ampio di rivoluzione che sta interessando il terzo canale, storicamente deputato alla cultura, all’approfondimento e alla sperimentazione. Da tempo, la fascia tra le 20.20 e le 20.
50 rappresentava una sorta di laboratorio prezioso per la rete, uno spazio in cui si sono alternati titoli di grande qualità come "Che ci faccio qui" di Domenico Iannacone in edizione quotidiana, "Che succ3de?" con Geppi Cucciari, "La gioia della musica" con Corrado Augias, "Faccende complicate" di Valerio Lundini, fino ai più recenti "Nuovi eroi", "Sconosciuti" e il già citato "Via dei Matti n° 0" con Stefano Bollani e Valentina Cenni.
Eppure, proprio questo patrimonio sembra essere finito nel mirino di una strategia di "normalizzazione" rivendicata con orgoglio dall’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, che lo scorso mese aveva dichiarato di aver riportato la rete entro binari più rassicuranti per il pubblico generalista.
Una scelta che divide
A fronte di queste dichiarazioni, non sorprende che l’eliminazione di programmi come "Riserva Indiana" venga letta da molti osservatori come un segnale preciso, quasi un disimpegno verso quella tradizione di impegno civile e culturale che per decenni ha contraddistinto Rai 3. La decisione di azzerare il programma di Massini, unita all’addio di "Via dei Matti n° 0" e ad altre operazioni di palinsesto ancora in fase di definizione, alimenta il dibattito sul ruolo che la rete dovrebbe ricoprire nel sistema radiotelevisivo pubblico.
Se da un lato c’è chi sostiene la necessità di un aggiornamento dell’offerta per rispondere alle esigenze di un pubblico più ampio, dall’altro si leva la voce di chi teme che si stia assistendo a un progressivo smantellamento di quelle peculiarità che rendevano unica la terza rete, al punto che in passato non erano mancate ironiche definizioni come "TeleKabul" per sottolinearne l’anima controcorrente e anticonformista.
Le polemiche politiche e il confronto con Mediaset
In questo clima di profondo rinnovamento, non mancano naturalmente le ripercussioni politiche. Mentre in casa Rai si procede spediti con i cambiamenti, la tensione si riflette anche sugli schieramenti parlamentari, come dimostrano i recenti scambi di battute tra il direttore generale e alcune forze di opposizione. La vicenda di "Riserva Indiana" diventa così il simbolo di una più ampia partita che vede la televisione pubblica italiana chiamata a ridefinire la propria identità, in un momento in cui il panorama dell’informazione e dell’intrattenimento è sempre più frammentato e competitivo.
Se da una parte Mediaset tenta di arricchire il proprio portafoglio di informazione con nuove proposte, dall’altra la Rai sembra perseguire una linea di contenimento della sperimentazione, generando un cortocircuito tra ciò che il servizio pubblico dovrebbe garantire e ciò che invece il mercato sembra richiedere.
L’addio di Massini, con tutto il suo carico di amarezza, rischia di restare un caso isolato o di trasformarsi, invece, nell’anticamera di una stagione di tagli che coinvolgerà altre firme e altri progetti, segnando un cambio di passo definitivo per la rete ammiraglia della cultura italiana.




