Massini su Trump e il Nobel per la Pace, tra ironia e realtà
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Redazione Esteri
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In una delle sue celebri divagazioni a «Piazzapulita», il narratore Stefano Massini ha dipinto, con il consueto stile affilato, un ipotetico discorso di accettazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per il Premio Nobel per la Pace. Immaginandolo sul palco di Oslo, Massini gli ha fatto pronunciare una paradossale professione di fede: «Io amo la pace al punto tale che ho detto la frase più pacifista quando mi sono insediato: ho detto 'voglio l'esercito più forte del mondo'». Un monologo che, procedendo, ha infittito la contraddizione, arrivando a sostenere che, durante il suo mandato, lo stesso Pentagono avrebbe cambiato denominazione, trasformandosi da ministero della Difesa in ministero della Guerra, in una voluta forzatura retorica che mette in luce le ambiguità di un certo linguaggio politico.
La vigilia dell'assegnazione
Mentre Massini parlava in televisione, a Oslo si ultimavano i preparativi per la cerimonia di venerdì, un appuntamento che quest'anno ha catalizzato un'attenzione particolare, anche a causa delle numerose candidature presentate, ben 338. Tra di esse, come noto, spicca proprio quella di Donald Trump, la quale è stata al centro, nelle scorse settimane, di una vera e propria campagna di pressioni e di lobbying. Lo stesso presidente americano, del resto, non ha mai fatto mistero di ambire al riconoscimento, avendo più volte ribadito di considerarlo ampiamente meritato per gli sforzi profusi in Medio Oriente e nella risoluzione di conflitti internazionali, sebbene le sue probabilità, secondo i bookmaker, rimangano piuttosto esigue.
I segni sul territorio e le quotazioni
A testimoniare il clima surreale che ha accompagnato questa vigilia, un contadino israeliano ha voluto esprimere il suo sostegno in modo plateale, arando un suo campo in modo da far apparire, visibile dall'alto, l'enorme scritta "Nobel 4 Trump". Un gesto che giunge dopo che le pressioni di Trump su Israele e Hamas hanno condotto a un accordo per la liberazione di tutti gli ostaggi detenuti a Gaza e per porre fine alla guerra in quel territorio. Nonostante questi sviluppi, che qualcuno considera storici, le agenzie di scommesse continuano a valutare le chance del presidente americano come piuttosto basse, stimandole intorno al 3%, una percentuale che lo colloca comunque davanti ad altri candidati come il Segretario Generale delle Nazioni Unite o organizzazioni umanitarie di primo piano.
Il contesto istituzionale del premio
L'assegnazione del Nobel per la Pace, è bene ricordarlo, avviene per volere di Alfred Nobel sotto l'egida di un comitato norvegese, unico tra i premi a seguire questa procedura, il che aggiunge un ulteriore strato di complessità politica a una decisione che, per sua natura, è sempre scrutinata e spesso controversa. La narrazione di Massini, pertanto, pur nella sua evidente caricatura, coglie appieno il paradosso di un'epoca in cui la retorica della forza e gli strumenti della diplomazia sembrano intrecciarsi in modi inediti e difficili da decifrare, lasciando che siano i fatti, alla fine, a parlare più delle parole.




