Massini immagina il discorso di Trump per il Nobel: "Amo la pace, ma voglio l'esercito più forte"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Durante la trasmissione "Piazzapulita" su La7, Stefano Massini ha costruito un'ironica e tagliente anticipazione, immaginando il discorso che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe tenere in caso di vittoria del Premio Nobel per la Pace. L'autore, con il suo consueto stile narrativo, ha dato voce a un ipotetico ringraziamento, mettendo in luce quelle che, secondo la sua interpretazione, sarebbero le contraddizioni intrinseche della retorica dell’inquilino della Casa Bianca. «Io amo la pace al punto tale», ha fatto dire Massini a Trump, «che ho detto la frase più pacifista quando mi sono insediato: ho detto 'voglio l'esercito più forte del mondo'». Un paradosso, quello proposto dallo scrittore, che si è spinto oltre, aggiungendo un dettaglio ancor più provocatorio: «al punto tale che durante il mio mandato ho cambiato nome al Pentagono, non si chiamerà più ministero della Difesa ma ministero della Guerra».

Le candidature e la campagna per il premio

L'occasione per questo monologo è stata la vigilia dell'assegnazione del prestigioso riconoscimento, che viene deciso, come da tradizione, dal Comitato per il Nobel norvegese. Un appuntamento che quest'anno ha visto un numero considerevole di nomination, ben 338, tra le quali spicca con forza quella di Donald Trump. Il presidente statunitense, che ha più volte ribadito pubblicamente di ambire al premio e di ritenerlo ampiamente meritato per i suoi interventi in Medio Oriente e nella risoluzione di conflitti internazionali, è stato al centro di una vera e propria campagna di lobbying nelle settimane precedenti l'annuncio. Una di queste iniziative di sostegno ha assunto una forma particolarmente visibile, e letteralmente monumentale, quando un agricoltore israeliano ha utilizzato il suo aratro per tracciare in un campo la scritta "Nobel 4 Trump", un gesto di appoggio reso possibile, secondo quanto riportato, dagli sviluppi positivi nelle trattative per la liberazione degli ostaggi a Gaza e per la fine del conflitto.

Le quotazioni e le probabilità reali

Nonostante il clamore mediatico e le operazioni di sostegno, le probabilità che Trump effettivamente riceva il Nobel per la Pace sono state valutate in modo piuttosto scettico dai mercati delle scommesse. I dati diffusi dall'agenzia Polymarket, infatti, stimavano le sue chance di vittoria attorno a un mero 3%, una quota che, sebbene bassa, lo posizionava comunque davanti ad altri candidati come il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres o l'organizzazione Medici Senza Frontiere, entrambi dati all'1%. Queste cifre, se da un lato fotografano una percezione di scarse possibilità, dall'altro non hanno certo sminuito l'intensità del dibattito pubblico generato dalla sua candidatura, un dibattito che Massini ha colto al volo per la sua riflessione satirica.

Il contesto internazionale e le aspettative

L'atmosfera che ha preceduto l'annuncio del vincitore è stata quindi carica di una tensione particolare, alimentata non solo dalle dichiarazioni dello stesso interessato ma anche da gesti simbolici e da analisi statistiche. La situazione internazionale, con i suoi delicati equilibri e i persistenti focolai di crisi, fa sempre da sfondo a un premio che, per sua natura, finisce per intrecciarsi inevitabilmente con la politica globale. L'ipotesi di un riconoscimento a Trump, sebbie considerata remota dalle quotazioni, ha sollevato questioni profonde sul significato stesso della pace e sulle strade, talvolta controverse, che si percorrono per ottenerla, temi che il monologo di Massini ha saputo affrontare con il registro dell'ironia intelligente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.