La storia si mette di traverso, strappo fra Nawrocki e Zelensky: revocata l'onorificenza e conferenza disertata
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Redazione Esteri
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La decisione del presidente polacco Karol Nawrocki di revocare l'Ordine dell'Aquila Bianca al presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha gettato benzina sul fuoco di un rapporto già incandescente, acuendo la tensione sull'asse Varsavia-Kiev e gettando un'ombra lunga sulla conferenza per la ricostruzione dell'Ucraina che si terrà a Danzica.
Al centro della bufera, un decreto firmato da Zelensky lo scorso 26 maggio che ha ufficialmente intitolato un'unità delle Forze per Operazioni Speciali ucraine come "Eroi dell'UPA", in riferimento all'Esercito Insurrezionale Ucraino, un movimento guerrigliero attivo durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una scelta che per Varsavia rappresenta una profonda ferita storica, rievocando la memoria delle stragi di Volinia e Galizia orientale, dove i nazionalisti ucraini sono accusati di aver ucciso circa centomila polacchi.
Nawrocki, storico di professione, ha dichiarato che "per la stragrande maggioranza della società polacca, l'UPA resta, prima di tutto, una formazione responsabile di crimini brutali", definendo la decisione di Kiev "oltraggiosa, incomprensibile e profondamente deludente". Il presidente polacco ha voluto precisare che il gesto non va interpretato come un cambio di rotta nella strategia di sicurezza polacca e che il sostegno a Kiev contro l'invasione russa rimane invariato.
La risposta di Kiev e la rottura diplomatica
La reazione ucraina non si è fatta attendere e ha assunto immediatamente i toni di una rottura diplomatica. Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha bollato la mossa di Nawrocki come un "errore strategico" che avvantaggia esclusivamente Mosca. "Nessun presidente di un altro paese ci detterà la nostra storia", ha ribattuto il capo della diplomazia ucraina.
Zelensky, dal canto suo, ha rispedito al mittente la medaglia, pubblicando sui social una foto che ritraeva l'onorificenza pronta per essere restituita e osservando, in un messaggio che suona come una provocazione, che l'Aquila Bianca era stata concessa anche a figure come Caterina II di Russia e Benito Mussolini senza che venisse mai revocata. Diversi alti funzionari ucraini hanno seguito l'esempio del presidente, restituendo le onorificenze ricevute in precedenza da Varsavia in un gesto di solidarietà.
La contrapposizione è diventata radicale, con il capo di gabinetto della presidenza polacca, Agnieszka Jedrzak, che ha replicato alle dichiarazioni di Zelensky, accusandolo di alimentare la rabbia e sottolineando che "nessuno onorerebbe coloro che hanno ucciso gli antenati di coloro che li hanno aiutati nel momento del bisogno".
La conferenza di Danzica e il ruolo di Bruxelles
Lo scontro istituzionale ha avuto conseguenze immediate e tangibili, culminando nella scelta di Zelensky di disertare la Conferenza sulla ricostruzione dell'Ucraina in programma a Danzica il 25 e 26 giugno. Ad annunciarlo è stata la prima ministra ucraina, Yulia Svyrydenko, che guiderà la delegazione di Kiev all'evento, considerato cruciale per mobilitare investimenti e sostegno alla ricostruzione del paese. Il forfait del presidente ucraino, motivato proprio dalle tensioni innescate dalla vicenda dell'UPA, ha spinto la Commissione Europea a intervenire per raffreddare gli animi.
La portavoce Paula Pino ha lanciato un severo avvertimento, sottolineando che "qualsiasi cosa indebolisca l'unità, comprese le controversie tra uno Stato membro e l'Ucraina, non è d'aiuto", e che in questa situazione "c'è un solo osservatore soddisfatto, ed è l'aggressore in Ucraina". Bruxelles ha comunque confermato la partecipazione della presidente Ursula von der Leyen alla conferenza, offrendo la propria disponibilità a mediare per ricucire lo strappo tra due alleati fondamentali.
Le divisioni interne e il futuro dei rapporti bilaterali
La crisi diplomatica tra Polonia e Ucraina ha messo in luce anche le profonde fratture interne al panorama politico polacco, dove il presidente Nawrocki e il primo ministro Donald Tusk si trovano su posizioni diametralmente opposte. Lo stesso Tusk, esponente di punta della maggioranza di governo, ha definito il confronto come un "errore strategico che costerà a entrambe le parti", prendendo le distanze da un gesto che rischia di minare la compattezza del fronte occidentale contro la Russia.
Per molti osservatori, la mossa di Nawrocki, avvenuta a poco più di un anno dalle elezioni parlamentari polacche previste per il 2027, appare legata a una volontà di intercettare il voto dell'elettorato più nazionalista, come ha insinuato lo stesso Zelensky accusando il suo omologo di cercare "un tornaconto politico dall'odio verso gli ucraini".
La contrapposizione su un passato storico doloroso, che periodicamente riaffiora nei rapporti tra i due paesi, si è ora trasformata in uno scontro aperto e pubblico, con conseguenze immediate sul piano della cooperazione politica e che rischia di offrire un'arma di propaganda a Mosca nel bel mezzo del conflitto.




