Ucraina, Meloni a Parigi per la coalizione dei volenterosi. La Cina valuta l’adesione
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Redazione Esteri
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Giovedì 27 marzo, a Parigi, si terrà una nuova riunione della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, convocata dal presidente francese Emmanuel Macron e dedicata alla pace e alla sicurezza dell’Ucraina. All’incontro, che vedrà la partecipazione di diversi leader internazionali, sarà presente anche la presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni. La sua adesione, inizialmente incerta, è stata confermata durante il rientro da Bruxelles, dove aveva preso parte al Consiglio europeo. Per questo motivo, il Consiglio dei ministri italiano, previsto inizialmente per giovedì, è stato posticipato a lunedì 31 marzo.
La riunione di Parigi si inserisce in un contesto internazionale particolarmente delicato, caratterizzato da continui sforzi diplomatici per raggiungere una tregua in Ucraina. Proprio in queste ore, in Arabia Saudita, è in corso un nuovo round di negoziati tra Kiev, Mosca e Washington, mirato a definire un cessate il fuoco. La coalizione dei volenterosi, che include paesi disposti a sostenere attivamente la stabilizzazione dell’Ucraina, rappresenta un ulteriore passo in questa direzione.
Tra le novità più significative, tuttavia, c’è la notizia riportata dal Welt am Sonntag, edizione domenicale del quotidiano tedesco Die Welt, secondo cui la Repubblica popolare cinese starebbe valutando l’ipotesi di unirsi alla coalizione. Pechino, che finora ha mantenuto un profilo relativamente basso nel conflitto, potrebbe dunque partecipare a una futura missione di mantenimento della pace in Ucraina. Una mossa che, se confermata, potrebbe avere implicazioni significative sul piano geopolitico, considerando il ruolo sempre più influente della Cina negli equilibri globali.
Intanto, a Roma, l’agenda di Giorgia Meloni resta fitta. Martedì 25 marzo, la premier incontrerà a Palazzo Chigi il commissario europeo per i partenariati internazionali, in un confronto che toccherà anche le questioni legate all’Ucraina. L’attivismo della presidente del Consiglio, tuttavia, non sembra essere apprezzato da tutti. Fonti di governo riferiscono di un certo fastidio da parte del ministro Matteo Salvini, che avrebbe preferito un approccio più cauto.




