Casalpusterlengo, l’esplosione del bancomat e gli applausi della movida
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Redazione Interno
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La notte, si sa, trasforma le periferie in territori ambigui dove la movida, talvolta, sfuma in una forma di violenza silenziosa e compiaciuta. Accade a Casalpusterlengo, cittadina lombarda che non è abituata a fare cronaca nazionale se non per i suoi portici e le sue piazze brulicanti di giovani fino all’alba. Eppure, intorno all’una e mezza di notte, in via Garibaldi, tre uomini scesi da un’auto – una macchina ferma nel buio del centro – hanno fatto esplodere lo sportello bancomat dell’Unicredit. La deflagrazione, secca e violenta, ha squarciato il silenzio mentre i malviventi, dopo aver agito, si davano alla fuga.
A pochi passi, però, la piazza della movida non ha reagito con l’orrore che ci si aspetterebbe. I video diventati virali, quelli che i quotidiani locali hanno ricevuto dai lettori già dal mattino seguente, raccontano un’altra verità, scomoda e cruda. Mentre i ladri scappavano – e qui si apre una finestra inquietante sulla psicologia collettiva di una certa notte – c’era chi fischiava, chi gridava loro “andate via” (forse per simulare un dissenso, forse per coprirli), ma anche chi esultava e chi li incitava. Un ragazzo, in particolare, si sente dire: «Dai, portate via i soldi». Un tifo da curva, quasi coreografato, mentre l’esplosivo ancora fumava.
L’assalto, avvenuto intorno all’1.30, è stato ripreso a distanza da qualcuno che si è trovato lì per caso o forse per abitudine. In un altro video, pubblicato poi sul sito di un giornale locale, si percepisce la preparazione dei secondi precedenti l’esplosione: si vede la deflagrazione, si intuiscono le minacce urlate dai malviventi verso chi li stava filmando. Una dinamica che trasforma il furto in una sorta di spettacolo crudele, dove il confine tra vittima (la banca) e carnefice (la banda) si annebbia ulteriormente per colpa di chi, invece di chiamare il 112, sceglie di fare il tifo.
Non è un caso isolato. Nel Lodigiano – e i cronisti lo sanno bene – la percezione di insicurezza è un argomento che torna ciclicamente nei bar e sotto i portici. «Ma chi vuoi che siano? I soliti che tirano fino a tardi e spesso finiscono la serata con qualche rissa», sentenziarono alcuni avventori nell’afa del tardo pomeriggio in Piazza del Popolo, ombelico della città deserta. Anziani e qualche famiglia siedono ai tavoli, i telefoni passano di mano in mano mostrando i filmati. Nessuno si scandalizza più di tanto, e questo forse è il dato più crudo.
E se a Casalpusterlugo la notte applaude i ladri, a Frosinone – altra storia, stesso paese – il copione è più classico ma altrettanto violento. Intorno alle 4.30 del 20 aprile, in via Giuseppe Verdi al civico 144, i carabinieri sono intervenuti per un furto in atto. Il bersaglio: un negozio di informatica. I malviventi, però, avevano già agito: avevano infranto la vetrina e forzato l’ingresso prima dell’arrivo delle pattuglie. Nessuna folla a fare il tifo, lì. Solo vetri rotti e materiale informatico sparito nel buio. Eppure, il contrasto tra le due notizie – il silenzio complice di Frosinone e gli applausi di Casalpusterlengo – racconta qualcosa di profondo e irrisolto.
Il video virale e la banalizzazione della rapina
I quotidiani locali, si sa, vivono di relazioni. In primo luogo quelle con i lettori, che sabato mattina hanno inviato i video dell’assalto. Un materiale grezzo, girato in orizzontale, con la mano che trema un po’. Mostra la banda che fa esplodere l’ATM: si vede chiaramente il momento della deflagrazione, poi la corsa verso l’auto. Quel che colpisce non è tanto la tecnica del colpo – rozza ma efficace – quanto la cornice umana. I giovani della movida, spesso protagonisti di risse e schiamazzi fino a tardi, diventano qui spettatori attivi. Non intervengono, non chiamano le forze dell’ordine. Incitano. E lo fanno con la leggerezza di chi pensa che una banca non sia una vittima reale, ma un simbolo astratto contro cui è lecito scagliarsi.
L’indagine e la caccia ai tre uomini
Sul posto, naturalmente, sono intervenuti i carabinieri. Ma a differenza del furto di Frosinone, dove i militari sono arrivati mentre i ladri erano già fuggiti, a Casalpusterlengo la scientifica ha lavorato per ore sui resti dello sportello divelto. I tre uomini – nessuna certezza sui loro volti, almeno per ora – sono riusciti a dileguarsi tra le vie del centro, approfittando della confusione e, forse, della complicità silenziosa di chi non ha voluto vedere. Le indagini si concentrano sui filmati delle telecamere private e su quelli amatoriali diventati virali. In uno di questi, come detto, si sentono chiaramente le minacce dei ladri verso chi riprendeva: un dettaglio che potrebbe aiutare a risalire ai fuggitivi, ma che testimonia anche la loro spregiudicatezza.
Il negozio di informatica di Frosinone e la vetrina infranta
Dall’altra parte del paese, il copione è diverso ma non meno grave. Il furto al negozio di informatica di via Verdi, a Frosinone, ha lasciato solo detriti e un titolare che dovrà ricostruire. I carabinieri hanno accertato che l’ingresso è stato forzato infrangendo la vetrina: un’operazione rumorosa, che però non ha svegliato nessuno, o forse sì, ma nessuno ha reagito. Nessun video virale, nessun applauso. Solo un’altra piccola impresa che conta i danni. La differenza, in fondo, è tutta lì: nel trattamento mediatico e sociale del reato. Il bancomat di una banca nazionale fa spettacolo, suscita tifo; la vetrina di un piccolo negoziante no.




