Sinner, Becker lo incorona: «Mentalità impareggiabile, ma per eguagliare Djokovic servono altri 10 anni così»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Boris Becker, che di certezze nel tennis se ne intende – lui che per tre anni ha guidato Novak Djokovic verso vette impossibili –, non ha usato mezzi termini nel definire il Jannik Sinner visto all’opera sul rosso di Roma. Presente al Foro Italico, il sei volte campione Slam si è goduto la semifinale contro Medvedev in prima fila, quasi come un semplice spettatore innamorato del gioco, e ne ha tratto una conclusione netta: quella appena ammirata è «la miglior versione di Jannik di sempre». Una frase pesante, se si considera che l’altoatesino ha già vinto tre Masters 1000 consecutivi su terra battuta – Monte Carlo, Madrid e, per la prima volta, Roma – e che manca all’appello solo il Roland Garros per completare un’opera mai riuscita a nessuno, tranne che al suo illustre termine di paragone.
Il paragone con Djokovic che nessuno aveva osato fare
Becker, però, non si è fermato ai complimenti generici. Quando gli hanno chiesto se Sinner possa davvero assomigliare a Nole, l’ex numero uno del mondo ha risposto con la schiettezza di chi ha visto da vicino cosa significhi costruire un’era. «La sua mentalità è impareggiabile – ha spiegato alla Gazzetta dello Sport –, sta andando proprio nella direzione di Djokovic. Però, attenzione: per essere paragonato a lui, Jannik dovrà fare quello che ha fatto Novak per almeno altri dieci anni». Un’affermazione che sposta l’attenzione dal presente al lunghissimo periodo, l’unico che separa un campione da una leggenda. Del resto, lo stesso Becker sa bene che Djokovic iniziò a tessere la sua tela di predestinato proprio attorno ai 21-22 anni, la stessa età di Sinner adesso. Ma la continuità – quella vera, fatta di Slam e di risposte sul cemento come sull’erba – è un’altra storia.
Il dettaglio dimenticato: lo speaker, il tifo e quel nome urlato sul Centrale
Mentre Becker analizzava le geometrie del gioco di Sinner, un altro protagonista silenzioso raccontava il fenomeno da una prospettiva più umana, e forse più rara. Carlo Nicoletti, speaker ufficiale degli Internazionali Bnl d’Italia sul Centrale del Foro Italico, ha confessato il suo privilegio: annunciare Jannik dopo la vittoria in finale, «urlare il suo nome» di fronte a quindicimila persone. Un’emozione che non appartiene solo al pubblico, insomma, ma anche a chi quel nome lo pronuncia per mestiere. Nicoletti ha ricordato, quasi con pudore, che anche Lorenzo Musetti, ascoltando l’annuncio del proprio ingresso in campo, si è emozionato. Piccoli segnali che non fanno notizia, ma che aiutano a capire cosa stia muovendo questo ragazzo dentro il tennis italiano: un’aspettativa che non è solo tecnica, ma quasi liturgica.
Career Golden Masters e l’assenza di Alcaraz: il quadro a Parigi
La vittoria a Roma ha permesso a Sinner di entrare in un club esclusivissimo: il Career Golden Masters, ovvero la capacità di vincere almeno una volta tutti e nove i Masters 1000. Finora, nella storia, c’era riuscito soltanto Djokovic. Nessun altro. Nemmeno Federer, nemmeno Nadal. Un dato che restituisce la portata di quanto fatto dall’azzurro, anche senza dover ricorrere a superlativi. E allora viene spontaneo chiedersi: quanto vale questo Sinner sulla terra rossa di Parigi? Becker non ha lanciato pronostici, ma ha sottolineato un fatto: senza Carlos Alcaraz – che lo aveva battuto in semifinale nel 2024 e nell’epica finale dell’anno scorso – il principale favorito è proprio lui, con un vantaggio che il tedesco ha definito «abissale». Una definizione forte, ma che lascia il tempo che trova: il tennis, si sa, non si gioca sui giornali.
L’eredità pesante e il silenzio sugli inseguitori
Quel che resta, al netto dei paragoni e delle ovazioni, è un dato di fatto. Jannik Sinner ha trasformato la sua costanza in una sorta di routine vincente, infilando risultati che persino Becker fatica a definire «normali». E mentre l’attenzione mediatica si concentra su Roland Garros – l’unico Slam mancante nella sua bacheca – c’è chi, come lo speaker Nicoletti, continua a fare il proprio lavoro con la stessa passione del primo giorno. Nessuna dichiarazione, nessun giudizio, nessuna previsione sul futuro. Solo la cronaca di un presente che, per ora, assomiglia sempre più a una lunga domenica di applausi.




