La guerra e gli scandali: in Ucraina l’anticorruzione mette nel mirino i vertici del potere
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Redazione Esteri
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Mentre le bombe russe continuano a cadere su Kiev e il conflitto entra in una fase sempre più logorante per le risorse umane ed economiche del Paese, l’Ucraina si trova a fare i conti con un fronte interno altrettanto insidioso, quello della corruzione ai vertici dello Stato. Un fronte che le autorità giudiziarie hanno deciso di colpire con una serie di operazioni coordinate, i cui nomi in codice sembrano usciti da un catalogo di serie televisive ma che raccontano, invece, la vicenda politica più tossica degli ultimi dodici mesi.
Forrest Gump, Midas, Themis e perfino il richiamo a una veggente di nome Veronika Feng Shui: sono questi i termini che scandiscono il lessico giudiziario di un’inchiesta destinata a mettere in discussione gli equilibri del potere presidenziale.
L’operazione Forrest Gump e il sistema di potere
A innescare la nuova scossa è stata l’operazione Forrest Gump, avviata dall’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) e dalla Procura speciale anticorruzione (Sapo), che ha portato all’arresto di Viktor Dubovyk, capo della Direzione per la politica giuridica dell’Ufficio di Volodymyr Zelensky.
Una figura, quella di Dubovyk, che rappresenta un tassello fondamentale nell’architettura amministrativa che ruota attorno al presidente, e la sua custodia cautelare, disposta il 21 agosto dall’Alta Corte anti-corruzione di Kiev, è stato il primo atto pubblico di un’indagine che si annuncia di vasta portata.
I giudici hanno accolto la richiesta della Procura e fissato una cauzione alternativa di 7 milioni di grivne, una somma che corrisponde a poco meno di 134 mila euro, a garanzia della misura cautelare per il giurista, il quale è accusato di far parte di una presunta "organizzazione criminale" che avrebbe operato ai piani alti delle istituzioni, coinvolgendo funzionari dell’Ufficio del presidente, parlamentari e altri esponenti del governo.
Midas, Themis e lo strano caso della veggente
Ma Forrest Gump non è che l’ultimo capitolo di una stagione di inchieste che hanno già scosso le fondamenta del potere ucraino. Poche settimane fa, l’operazione Mida aveva coinvolto uomini vicini a Zelensky, con al centro l’imprenditore Tymur Mindich, vecchio socio del presidente, considerato una sorta di Re Mida moderno per la sua capacità di trasformare in oro qualsiasi affare toccasse.
E poi c’è Themis, il filone che ha messo sotto la lente di ingrandimento un giro di immobili, registri manipolati, hacker e scalate opache, a dimostrazione di come la rete degli interessi si sia diramata in molteplici direzioni, dal sistema bancario all’imprenditoria, passando per il ministero della Giustizia e il Parlamento.
A completare il quadro, un particolare che sa di anomalo e che ha alimentato il clamore mediatico: la veggente Veronika Feng Shui, lo pseudonimo scelto da una maga cui l’ex consigliere del presidente Andriy Yermak affidava le sue riflessioni e i suoi commenti sulle vicende politiche, quasi a suggerire che, in un Paese in guerra, le decisioni di vertice venissero talvolta condizionate da suggestioni extracurricolari.
La risposta di Podolyak tra trasparenza e fermezza
In questo clima di tensione e di crescente pressione giudiziaria, è intervenuto il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak, il quale ha garantito massima fermezza contro i recenti episodi di corruzione, promettendo punizioni severe per chi ruba fondi pubblici.
Le sue dichiarazioni, rilasciate in un momento delicato per l’immagine dell’amministrazione, mirano a ribadire un concetto chiaro: la trasparenza dei controlli, secondo Podolyak, è la prova tangibile dell’affidabilità delle istituzioni di Kiev, anche e soprattutto in questa fase di profonda crisi determinata dall’invasione russa.
Un messaggio che, se da un lato cerca di rassicurare i partner internazionali, dall’altro evidenzia la volontà politica di non nascondere le maglie del sistema, ma di metterle a nudo, con l’obiettivo dichiarato di ricostruire la fiducia in un momento in cui il Paese ha bisogno di unità e di risorse per resistere.
Un fronte giudiziario che si allarga
L’arresto di Dubovyk e le indagini che hanno portato alla luce i retroscena di Forrest Gump rappresentano un’ulteriore prova della determinazione con cui la magistratura ucraina intende perseguire il reato di corruzione, anche quando questo tocca le stanze più vicine al capo dello Stato. Non si tratta di un’operazione isolata, ma di un disegno investigativo che ha già portato a perquisizioni, interrogatori e alla messa in stato di accusa di diversi funzionari di alto rango, segnando una linea di continuità con le precedenti operazioni che avevano già colpito l’entourage presidenziale.
La scelta degli inquirenti di utilizzare nomi in codice così eccentrici, quasi grotteschi, non ha fatto altro che amplificare l’eco mediatica di uno scandalo che, dietro le etichette, nasconde il tentativo di smantellare un sistema di potere che, secondo l’accusa, avrebbe sottratto risorse vitali al Paese in un momento di emergenza nazionale. E se la guerra impone la massima concentrazione sullo sforzo bellico, la giustizia rivendica il suo spazio, ricordando che la battaglia per la legalità è altrettanto decisiva per il futuro dell’Ucraina.
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