Ucraina, Kravchenko lascia il paese e firma avvisi di garanzia contro i vertici anticorruzione
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Redazione Esteri
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Il sistema giudiziario ucraino attraversa una delle sue fasi più turbolente, con un intreccio di avvisi di garanzia, dimissioni eccellenti e un allontanamento dal territorio nazionale che ha pochi precedenti nella storia recente del paese. Il procuratore generale Ruslan Kravchenko, dimessosi il 7 settembre nel pieno dello scandalo "Cartagine", ha lasciato l'Ucraina nella notte tra il 14 e il 15 settembre a bordo di un veicolo ufficiale, motivando il viaggio come una missione di lavoro all'estero.
Poche ore prima, aveva firmato due avvisi di garanzia: uno nei confronti del capo dell'Autorità nazionale anticorruzione (Nabu), Semen Kryvonos, e l'altro rivolto a "una persona vicina" al vertice della Procura speciale anticorruzione (Sapo).
L'inchiesta che ha travolto la procura
Al centro della vicenda c'è l'operazione denominata "Cartagine", condotta da Nabu e Sapo, che all'inizio di settembre ha portato alla luce un presunto sistema criminale radicato all'interno della stessa Procura generale. Secondo gli inquirenti, un alto funzionario dell'ufficio del procuratore avrebbe guidato un'organizzazione dedita a incassare tangenti per garantire protezione a una rete di call center fraudolenti, attivi in Ucraina e all'estero, e a riciclare i proventi illeciti.
Le perquisizioni avevano raggiunto anche la residenza di Kravchenko, senza che tuttavia nei suoi confronti sia stata formalizzata un'accusa.
La fuga e la reazione delle istituzioni
La partenza del procuratore generale ha innescato una reazione immediata da parte del presidente Volodymyr Zelensky, il quale ha firmato un decreto di sospensione e ha sollecitato il Parlamento a procedere senza indugi con la destituzione. "Questo procuratore generale ha davanti a sé una sola strada: la rimozione dall'incarico", ha dichiarato il capo dello Stato, invitando i legislatori ad agire tempestivamente.
La Verkhovna Rada ha risposto con 317 voti favorevoli alla rimozione, superando ampiamente la soglia minima di 226 richiesta.
Il quadro delle accuse incrociate
Kravchenko, dal canto suo, ha respinto ogni addebito, definendo le accuse "completamente infondate" e sostenendo di voler evitare che la carica di procuratore generale diventasse "strumento di scontro politico". Nel video diffuso prima della partenza, ha affermato di aver agito per contrastare una "concentrazione di potere incontrollato" da parte degli organismi anticorruzione, che a suo dire minaccerebbe la sovranità nazionale e lo stato di diritto.
Nabu e Sapo hanno replicato descrivendo le sue iniziative come parte di un "attacco sistematico" alle istituzioni indipendenti di contrasto alla corruzione. Kryvonos, dal canto suo, ha dichiarato di non aver mai ricevuto formalmente l'avviso di garanzia.
Un contesto di tensione istituzionale
La vicenda si inserisce in un quadro di crescente attrito tra la Procura generale e le agenzie anticorruzione, alimentato da mesi di reciproche accuse e da una competizione per il controllo delle nomine ai vertici degli organi di garanzia. Kravchenko era stato nominato procuratore generale nel giugno 2025, dopo aver guidato l'amministrazione fiscale statale.
La sua esperienza alla guida dell'agenzia delle entrate è citata negli atti dell'inchiesta, dove una persona indicata come "il capo" nelle intercettazioni corrisponderebbe per patronimico e incarico precedente proprio all'ex capo dell'amministrazione fiscale.
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