Ucraina, Kravchenko sospeso da Zelensky dopo le accuse a Nabu e la fuga dal paese

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sospeso Ruslan Kravchenko dall'incarico di procuratore generale, firmando un decreto che ne formalizza l'allontanamento mentre il paese è in stato di guerra. La decisione arriva dopo che Kravchenko, già dimissionario, aveva firmato avvisi di garanzia contro il capo dell'Autorità nazionale anti-corruzione (Nabu) Semen Kryvonos e una persona a lui vicina, lasciando poi l'Ucraina in direzione di Parigi con un pretesto di viaggio di lavoro.

La misura presidenziale è stata adottata in base alle prerogative conferite dalla legge marziale, che consente al capo dello Stato di sospendere i funzionari da lui nominati.

La sospensione e la richiesta al parlamento

Zelensky ha chiesto alla Verkhovna Rada di votare «senza indugio» per la rimozione definitiva di Kravchenko, sostenendo che «questo procuratore generale ha una sola strada: il licenziamento». La commissione parlamentare competente ha già espresso parere favorevole all'unanimità, mentre il capogruppo del partito presidenziale ha annunciato che il voto è previsto per il 15 settembre.

Nel decreto di sospensione si specifica che la misura è stata adottata in conformità con la legge sul regime giuridico della legge marziale, che durante il conflitto attribuisce al presidente il potere di allontanare i funzionari da lui nominati e revocati.

L'inchiesta «Cartagine» e gli avvisi di garanzia

La vicenda affonda le radici nell'operazione denominata «Cartagine», condotta dalla Nabu e dalla Procura speciale anti-corruzione (Sapo), che all'inizio di settembre ha portato all'arresto di Serhii Kropyva, vice capo del dipartimento di cooperazione internazionale dell'ufficio del procuratore generale. Kropyva è accusato di aver protetto una rete di call center fraudolenti e di aver riciclato proventi illeciti per un valore superiore a 89 milioni di grivne; il tribunale anticorruzione gli ha imposto una cauzione di 120 milioni di grivne.

Secondo le indagini, Kropyva avrebbe organizzato lavori di ristrutturazione nella casa di Kozyn riconducibile a Kravchenko, inclusa l'installazione di un generatore a gas.

Le accuse di Kravchenko alla Nabu

Nel suo videomessaggio pubblicato sui canali social, Kravchenko ha sostenuto che l'obiettivo reale di «Cartagine» non era lui, bensì l'accesso ai fascicoli dei procedimenti penali riguardanti dirigenti e dipendenti della Nabu e della Sapo. Il procuratore ha affermato che durante le perquisizioni nella sua abitazione e nel suo ufficio i detective avrebbero copiato e sottratto documenti protetti, e ha definito il paese «una nazione di specchi deformanti».

Ha inoltre sostenuto di essere stato «politicamente frenato» dal presidente Zelensky dal firmare quei provvedimenti, e di aver subito pressioni anche dagli stessi organi anticorruzione, che gli avrebbero offerto garanzie di immunità in cambio della rinuncia alle accuse. Kravchenko ha infine esortato Kryvonos e il capo della Sapo Oleksandr Klymenko a rassegnare le dimissioni.

La replica della Nabu e della Sapo

La Nabu ha replicato che nessun avviso di garanzia è stato ufficialmente notificato a Kryvonos, definendo le dichiarazioni di Kravchenko «un'ulteriore tappa di un attacco sistematico» all'indipendenza degli organi anticorruzione. Il direttore dell'ufficio ha parlato di «un'invenzione incomprensibile, un avviso di garanzia via Telegram», precisando di non aver mai visto un documento cartaceo.

Il capo della Sapo Klymenko ha affermato che nessun membro della sua famiglia ha ricevuto notifiche e ha collegato le accuse alla reazione all'operazione «Cartagine», sostenendo che «quando tiri fuori dal cilindro un caso vecchio di dieci o quindici anni, la cosa non depone bene». Entrambi i dirigenti hanno respinto l'ipotesi di coinvolgimento in giochi politici.

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