CSM, fumata nera in Parlamento: si apre lo scontro sui dieci seggi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Parlamento non riesce a eleggere i nuovi componenti laici del Consiglio superiore della magistratura (CSM) e la partita si apre con una prima votazione senza accordo. Nella seduta comune del 28 ottobre, a Montecitorio, sono state depositate 337 schede bianche su 412 votanti, segnale delle difficoltà nel raggiungere un’intesa sui candidati. La maggioranza di governo deve fare i conti con divisioni interne, mentre la scelta dei membri di designazione parlamentare diventa terreno di confronto politico. Al centro delle tensioni c’è anche il nome di Antonio Di Pietro, ex pubblico ministero simbolo della stagione di Mani Pulite, sul quale non si sarebbe ancora consolidata una posizione condivisa.

La maggioranza punta a controllare il nuovo CSM

La strategia del centrodestra, secondo le ricostruzioni circolate in queste ore, punta a conquistare una posizione dominante nella componente parlamentare dell’organo di autogoverno della magistratura. L’obiettivo indicato è ottenere sette componenti su dieci, con la possibilità di arrivare a un ulteriore seggio attraverso gli equilibri della trattativa. Il tentativo di accelerare, però, si scontra con le divergenze tra le forze della coalizione, emerse anche attorno alla candidatura dell’ex magistrato molisano. La difficoltà non riguarda soltanto i nomi, ma anche la capacità dei partiti di presentarsi compatti in una votazione che richiede maggioranze qualificate e un’intesa più ampia della semplice somma dei voti della coalizione.

La procedura parlamentare prevede una soglia elevata per l’elezione dei componenti laici: nei primi due scrutini occorre il voto favorevole dei tre quinti dei componenti delle Camere riunite, mentre dal terzo è sufficiente la stessa quota calcolata sui votanti. Il meccanismo è pensato per favorire candidature capaci di raccogliere consensi oltre i confini della maggioranza. Le schede bianche della prima seduta mostrano quanto sia difficile costruire quell’accordo, soprattutto quando le forze politiche cercano di pesare sulla composizione di un organismo chiamato a occuparsi di nomine, carriere e disciplina dei magistrati.

Il ritorno di Di Pietro e le tensioni politiche

La possibile presenza di Di Pietro tra i candidati ha alimentato polemiche per il significato politico del suo avvicinamento all’area di governo. L’ex magistrato, protagonista delle inchieste di Mani Pulite contro la corruzione politica negli anni Novanta, è stato a lungo associato alla stagione giudiziaria che contribuì alla crisi dei partiti della Prima Repubblica. Il suo nome è ora inserito in una trattativa che coinvolge il centrodestra e che, secondo le ricostruzioni politiche, comprende anche un incontro a pranzo con Giovanni Donzelli, esponente di Fratelli d’Italia. La prospettiva di un sostegno alla candidatura al CSM ha suscitato reazioni e imbarazzi nell’area berlusconiana, dove il passato giudiziario e politico continua a pesare sulle alleanze del presente.

Le tensioni richiamano anche le differenze tra le diverse anime della coalizione e le sensibilità legate alla storia di Forza Italia. Stefania Craxi è indicata tra le voci critiche rispetto a questa convergenza, mentre Marina Berlusconi sarebbe tra coloro che guardano con disagio all’operazione. Il confronto assume un significato ulteriore perché la composizione del CSM non è una nomina politica ordinaria: i membri laici sono scelti dal Parlamento, ma entrano in un organo costituzionale che deve garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Per questo la ricerca di un accordo sui candidati si intreccia con la necessità di evitare che la selezione venga percepita soltanto come una spartizione tra partiti.

Il voto dei magistrati premia l’indipendente Nardecchia

Su un binario distinto si è svolta l’elezione dei componenti togati, scelti direttamente dai magistrati. Nel collegio nazionale riservato alla rappresentanza della Corte di Cassazione, il risultato più inatteso è stato quello di Giovanni Nardecchia, sostituto procuratore generale e candidato indipendente di orientamento progressista, che ha ottenuto 1.759 preferenze. Al secondo posto si è classificata Egle Pilla, esponente di Area, con 1.710 voti. Salvatore Casciaro, giudice ed ex segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati sostenuto da Magistratura indipendente, si è fermato a 1.704 preferenze, restando fuori dai due seggi assegnati nel collegio.

L’esito rappresenta un risultato significativo per le componenti progressiste e indipendenti della magistratura, mentre ridimensiona le aspettative dei conservatori di Magistratura indipendente in questa specifica competizione. Il rinnovo riguarda complessivamente venti membri togati, ai quali si aggiungono i dieci componenti laici eletti dal Parlamento e i membri di diritto previsti dall’ordinamento. Il nuovo Consiglio dovrà affrontare le decisioni relative all’organizzazione degli uffici giudiziari e alla carriera dei magistrati, in un contesto segnato dal confronto politico sulla giustizia. La scadenza del mandato dell’attuale organo è prevista per la fine di gennaio 2027.

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