Spid verso il tramonto, la Cie si prepara a sostituirlo: cosa cambia per gli utenti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il futuro dello Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, è sempre più incerto. La convenzione tra lo Stato e i gestori, che finora ne ha garantito la gratuità, potrebbe non essere rinnovata alle stesse condizioni, lasciando spazio a un modello a pagamento. Tra i principali provider, Infocert e Aruba hanno già annunciato l’intenzione di introdurre un abbonamento annuale di circa 6 euro a partire da luglio, una mossa che ha scatenato polemiche e preoccupazioni tra i milioni di cittadini che lo utilizzano.

«Posso rassicurare tutti: i 40 milioni che noi eroghiamo ai provider che offrono lo Spid ci sono», ha dichiarato il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, cercando di placare le ansie. Ma le sue parole non bastano a dissipare i dubbi su un servizio che, nato per semplificare l’accesso alla pubblica amministrazione, rischia ora di diventare un costo aggiuntivo per gli utenti.

Infocert, che controlla circa il 6% del mercato Spid, ha giustificato la scelta citando i costi di gestione e manutenzione del sistema. «Ecco perché abbiamo introdotto il canone», ha spiegato l’azienda, sottolineando come il passaggio a un modello a pagamento sia inevitabile per garantire la continuità del servizio. Aruba, dal canto suo, aveva già anticipato questa svolta lo scorso maggio, confermando una tendenza che potrebbe presto coinvolgere altri operatori.

In questo scenario, la Carta d’Identità Elettronica (Cie) si candida come alternativa gratuita e già disponibile. Molti, però, ignorano ancora come funzioni o quali siano i suoi effettivi limiti rispetto allo Spid. Se da un lato la Cie permette di accedere a diversi servizi online senza costi aggiuntivi, dall’altro non offre la stessa capillarità di integrazione con piattaforme private, lasciando alcuni interrogativi aperti.

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