Spid a pagamento, l’appello di Assintel al governo: "Manteniamolo gratuito"
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Redazione Economia
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La possibilità che lo Spid, il sistema di identità digitale su cui milioni di italiani contano per accedere ai servizi pubblici, diventi a pagamento ha scatenato un acceso dibattito. Alcuni provider privati, tra cui Aruba e Infocert, hanno già annunciato l’introduzione di un canone annuale, una mossa dettata dal mancato arrivo dei fondi statali previsti per garantire la gratuità del servizio. Una situazione che, se prolungata, rischia di penalizzare soprattutto i cittadini, costretti a pagare per un diritto che dovrebbe essere garantito.
Assintel, l’associazione delle imprese ICT, ha lanciato un appello al governo affinché si intervenga tempestivamente. "Lavoriamo insieme perché l’offerta ai cittadini di strumenti per la digitalizzazione sia ampia, variegata, accessibile e gratuita", hanno dichiarato, sottolineando l’importanza di evitare che la transizione digitale diventi un ulteriore costo per le famiglie e le imprese. Il ritardo nei pagamenti ai provider, che già operano in un mercato regolato, rischia di compromettere la fiducia nel sistema, spingendo molti verso soluzioni alternative.
Tra queste, la Carta d’Identità Elettronica (Cie), indicata da più parti come un’opzione più sicura e riconosciuta a livello europeo. "Spid comincia a essere vulnerabile", ha osservato qualcuno, mentre la Cie si propone come strumento più affidabile. Resta il fatto che, se lo Spid dovesse diventare a pagamento per tutti, si creerebbe un divario tra chi può permetterselo e chi no, vanificando gli sforzi per una pubblica amministrazione più inclusiva.
Intanto, il governo è chiamato a sciogliere il nodo dei finanziamenti. I 40 milioni stanziati per i provider privati, fondamentali per mantenere il servizio gratuito, non sono ancora arrivati, e le aziende, strette tra costi operativi e obblighi contrattuali, hanno iniziato a correre ai ripari. Aruba ha già applicato il nuovo tariffario da maggio, mentre Infocert ha rinviato la decisione a luglio, lasciando aperta una finestra per un eventuale intervento delle istituzioni.




