Spid a pagamento con Aruba e Infocert, il governo punta sulla Carta elettronica
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Redazione Economia
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La gratuità dello Spid, il sistema di identità digitale che dal 2016 ha semplificato l’accesso ai servizi pubblici online, comincia a mostrare crepe. Due dei principali gestori, Aruba e Infocert, hanno introdotto un canone annuale per il rinnovo delle credenziali, rispettivamente di 4,90 euro più Iva e 5,98 euro Iva inclusa. Una svolta che, sebbene limitata a questi provider, solleva interrogativi sull’effettiva sostenibilità del modello finora basato sull’assenza di costi per gli utenti.
Aruba ha avviato la transizione a maggio, applicando il pagamento dal secondo anno di attivazione; Infocert seguirà a fine luglio. Restano invece gratuite le identità gestite da Poste Italiane, che con oltre 30 milioni di utenti rappresenta il principale erogatore. Una differenza non marginale, considerando che il governo punta a raggiungere entro il 2026 l’obiettivo del 70% di cittadini dotati di identità digitale, traguardo legato ai fondi del Pnrr.
L’introduzione di un costo era comunque prevista dalle regole originarie, seppure mitigata da finanziamenti pubblici destinati a evitare oneri per gli utenti. Oggi, però, la copertura di 40 milioni di euro necessaria a mantenere la gratuità universale non sembra garantita, mentre l’esecutivo spinge per un’alternativa: la Carta d’identità elettronica (Cie), già abilitata all’accesso ai servizi online. Un’opzione che, sebbene meno versatile dello Spid, potrebbe ridurre la dipendenza da sistemi soggetti a logiche di mercato.




