Spid a pagamento da luglio 2025: chi dovrà pagare e come evitare il costo
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Redazione Economia
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Lo Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale che oggi consente a oltre 39 milioni di italiani di accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione – dall’Inps all’Agenzia delle Entrate, fino alla sanità digitale – potrebbe presto diventare un servizio a pagamento per una fetta significativa di utenti. Sebbene alcuni provider, come Aruba e Infocert, abbiano già introdotto un canone a partire da maggio, è da luglio 2025 che la platea di cittadini interessati potrebbe allargarsi ulteriormente, generando non poche polemiche.
Poste Italiane, almeno per il momento, rimane l’unico gestore a mantenere la gratuità, offrendo un’alternativa a chi non intende sostenere costi aggiuntivi. Ma per chi ha attivato l’identità digitale con altri operatori, la situazione è destinata a cambiare: Aruba, ad esempio, ha già comunicato che dal secondo anno di utilizzo applicherà una tariffa di 4,90 euro (IVA esclusa), mentre Infocert ha previsto un modello a pagamento per alcuni servizi avanzati.
Le ragioni di questa svolta, secondo i provider, risiederebbero nell’esaurimento dei fondi pubblici che finora hanno coperto i costi del sistema. Una giustificazione che, però, non placa il malcontento tra gli utenti, abituati a considerare lo Spid uno strumento essenziale e, soprattutto, gratuito. Per chi non volesse o potesse pagare, resta la possibilità di migrare verso Poste Italiane o di optare per la Carta d’Identità Elettronica (CIE), che garantisce l’accesso agli stessi servizi senza costi aggiuntivi.




