Lombardo: "Pareggiare non era facile, ho fatto più chilometri in panchina di quando giocavo"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ha un sorriso stanco ma sincero, Attilio Lombardo, quando si siede nella sala stampa del Ferraris al termine del suo esordio sulla panchina della Sampdoria. Un esordio che poteva trasformarsi in un incubo, considerando l’avversario – il Venezia capolista, una squadra che finora ha vinto quindici partite su diciannove – e le defezioni che hanno decimato l’organico a disposizione. E invece, il pareggio a reti bianche contro la formazione di Stroppa assume i contorni di un piccolo, prezioso mattone nella rincorsa salvezza dei blucerchiati. “Non era facile, come esordio”, ammette Lombardo, e il sottinteso è chiaro a chiunque abbia visto il primo tempo, quello in cui la sua squadra è sembrata letteralmente schiacciata dalla fisicità e dalla qualità tecnica degli avversari. Il tecnico, però, non cerca alibi e anzi, nel commentare la prestazione dei suoi, usa una metafora che strappa un sorriso ai cronisti presenti: “Le mie paure ad inizio gara erano tante – confessa – e me le sono portate per tutto il primo tempo. Non dico che ero tranquillo, perché ho fatto più chilometri di quando giocavo”. Un’immagine calzante, quella del Lombardo giocatore, simbolo di quella Sampdoria leggendaria, costretto ora a vivere le partite da un’altra prospettiva, fatta di tensione e di speranza.

Martinelli, una saracinesca nella notte di Marassi

Se il primo tempo è stato in salita, con la squadra che arretrava troppo per timore della forza tecnica avversaria – un timore che Lombardo ha letto bene e che ha cercato di correggere nell’intervallo – il merito di non essere andati sotto nel punteggio è quasi interamente di Tommaso Martinelli. Il giovane portiere classe 2006, in prestito dalla Fiorentina, ha letteralmente tenuto in vita la Sampdoria con almeno cinque interventi decisivi. Nel primo tempo ha detto di no a Doumbia, a Hainaut e ad Adorante, mostrando reflessi felini e una sicurezza fuori dal comune per la sua età. Nella ripresa, poi, ha ripetuto i miracoli su Busio e ancora su Doumbia, blindando la propria porta e guadagnandosi i complimenti del suo allenatore. “È stato il migliore in campo – ha tagliato corto Lombardo – e gli faccio i complimenti, ma quello è il suo lavoro: deve parare”. E in effetti, grazie a queste parate, il risultato è rimasto in bilico, permettendo alla Sampdoria di crescere nel secondo tempo e di trovare quella quadratura che era mancata nei primi quarantacinque minuti.

La reazione nella ripresa e i problemi fisici

Nell’intervallo, Lombardo ha dovuto anche fare i conti con un infortunio: Dennis Hadzikadunic, il difensore centrale, è uscito per un risentimento muscolare. Al suo posto è entrato Ferrari, il quale, come ha rivelato lo stesso tecnico a fine gara, ha giocato addirittura con la febbre. Un episodio che racconta meglio di tante parole lo spirito con cui questa Sampdoria ha affrontato la seconda frazione di gioco. “L’ho detto ai ragazzi – ha spiegato Lombardo – il primo tempo non era quello che avevamo preparato. Non so se per demerito nostro o per merito del Venezia, ma nella ripresa abbiamo aggiustato le cose. Riparto dal concetto che o si lotta tutti insieme o si farà fatica”. E il messaggio è passato: la squadra ha retto l’urto, ha concesso meno e ha anche provato a farsi vedere in avanti in qualche ripartenza. La strada maestra, per Lombardo, è quella dell’umiltà e del lavoro di squadra, come ha ribadito più volte: “Devo elogiare dei giocatori che prima della partita venivano dati poco efficaci e invece sono stati bravi nel secondo tempo”.

Lo sguardo al cielo e il futuro prossimo

Prima del fischio d’inizio, le telecamere lo avevano inquadrato con lo sguardo rivolto verso il cielo. Un gesto che Lombardo ha voluto spiegare, perché carico di significato per chi conosce la storia della Sampdoria. “Era rivolto a quei personaggi che oggi non ci sono più – ha detto con voce sommessa – Ho pensato a quelle persone che mai avrebbero pensato di vedermi sulla panchina della Sampdoria. A partire dal presidente Mantovani, a Borea, Boskov, Eriksson, Vialli, Mihajlovic, Ajazzone e Giorgio Parri. Spero di non averne dimenticato nessuno”. Un pensiero che lega il presente a un passato glorioso, un passato che Lombardo incarna e che ora cerca di trasmettere a una squadra giovane e in difficoltà. Ora la testa va già alla prossima sfida, quella contro la Carrarese in trasferta. Recuperi in vista? “Cercheremo di preparare la partita nel modo migliore – ha concluso Lombardo – Cercherò di recuperare per la panchina Coda e Pierini, ma non credo che riusciremo a recuperare Abildgaard e Henderson. Hadzikadunic? Vedremo come starà”. Ma per una notte, il sorriso è concesso: pareggiare contro la capolista, con tutte queste assenze, non era per niente facile.

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