Mondiali indoor, la sedicenne Doualla vola in semifinale: 7.27 al debutto e nessuna paura a Torun

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Torun, teatro dei campionati del mondo indoor di atletica leggera, ha regalato una mattinata ricca di spunti per la spedizione azzurra, con lo sprint femminile a catalizzare l’attenzione. Se la vicecampionessa mondiale in carica Zaynab Dosso ha confermato il suo stato di forma con un 7.07 controllato in batteria, è stata la prestazione di Kelly Doualla a sorprendere, se così si può definire l’esordio morbido e consapevole della più giovane italiana di sempre a calcare un palcoscenico iridato al coperto. La sedicenne romana, classe 2009, ha gestito l’emozione con una disinvoltura sorprendente, piazzandosi terza nella propria batteria con il crono di 7.27, tempo sufficiente per garantirsi l’accesso alla semifinale in programma nella sessione serale.

Il peso di un debutto così prestigioso, che arriva a soli 16 anni e 121 giorni, non ha intaccato la serenità della giovane velocista. A poche ore dalla gara, Doualla aveva raccontato di aver affrontato la colazione con l’usuale routine – tra pollo e riso, unica certezza culinaria a Torun – e di aver percepito l’adrenalina solo nel momento in cui, in attesa ai blocchi, si è ritrovata fianco a fianco con Julien Alfred, l’oro olimpico dei 100 metri di Parigi. La consapevolezza di essere la più piccola nel lotto delle partecipanti non si è tramutata in timore, anche grazie all’accoglienza ricevuta nel gruppo azzurro. È stata la capitana Nadia Battocletti, con un gesto quasi iniziatico, a “tagliarle” una micro-ciocca di capelli, un piccolo rito che ha aiutato la matricola a sentirsi parte integrante di una squadra che non l’ha mai trattata come una bambina.

Il confronto con l’elite mondiale, per Doualla, è stato immediato e senza filtri. Nella stessa quarta batteria vinta dalla Alfred con il miglior tempo complessivo delle eliminatorie (7.06), la giovane italiana ha tenuto testa alla pressione, chiudendo alle spalle della campionessa olimpica e dimostrando che l’entusiasmo, in questo contesto, può valere quanto l’esperienza. Se il suo cammino prosegue, per Zaynab Dosso la sfida è invece già entrata nel vivo. L’azzurra, che un mese fa proprio a Torun è diventata la prima italiana sotto i sette secondi (6.99), ha amministrato la sua batteria con grande maturità. Pur soffrendo un leggero bisticcio con i blocchi di partenza, come lei stessa ha ammesso, Dosso ha corso in scioltezza, alzando il piede nell’ultimo tratto e fermando il cronometro sul 7.07, terzo tempo assoluto a pari merito con la britannica Dina Asher-Smith.

La sessione mattutina polacca ha riservato altre indicazioni per il movimento azzurro, sebbene non tutte positive. Nei 60 metri ostacoli, Lorenzo Simonelli ha superato il turno con un 7.65 che gli vale la semifinale, mentre per Oliver Mulas, alla prima convocazione in nazionale maggiore, l’avventura si è interrotta subito: il 22enne ligure ha chiuso con 7.77, un tempo che lo ha relegato al 29° posto complessivo, fuori dai ripescaggi. Sulle distanze più lunghe, la mezzofondista Eloisa Coiro ha sfiorato l’impresa negli 800 metri, accarezzando per un soffio il record italiano indoor. Il suo crono di 1:59.33, ottenuto in una semifinale di alto livello, le è valso il nuovo primato personale ma non la qualificazione alla finale, mancata per soli otto centesimi dal limite storico di Elisa Cusma che resiste dal 2009.

Un assaggio di futuro tra potenza ed entusiasmo

La giornata di Torun ha offerto un parallelo emblematico per il futuro della velocità italiana. Da un lato la solidità di Dosso, che cerca il salto di qualità definitivo dopo l’argento di Nanchino, dall’altro l’irruzione di Doualla, capace di trasformare un esordio potenzialmente traumatico in una semplice tappa di un percorso che appare già tracciato. La loro doppia qualificazione rappresenta un segnale concreto della crescita del settore, anche alla luce del crono della 26enne emiliana che, pur correndo in riserva, ha tenuto il passo delle principali rivali. La giamaicana Brianna Lyston ha eguagliato il 7.06 della Alfred, mentre la padrona di casa Ewa Swoboda non è riuscita ad andare oltre il 7.08, in una batteria di avviamento che ha confermato l’altissimo livello della competizione.

Non meno interessante è il dato relativo alla gestione mentale dimostrata dalla giovane Doualla, che ha descritto la sua routine pre-gara con la semplicità di chi non vuole stravolgere le proprie abitudini. “Fino a ora quello che ho sempre fatto ha funzionato”, ha commentato, delineando un programma che prevede un riposino tattico dopo il pranzo, per poi studiare il comportamento delle rivali in semifinale. Questa capacità di rimanere ancorata alla propria quotidianità, ignorando il clamore dell’evento, è forse l’aspetto più significativo di una prestazione che non ha nulla a che vedere con l’improvvisazione.

Nelle altre gare che hanno animato la sessione mattutina, il bilancio azzurro si è colorato di luci e ombre. Christian Falocchi non ha superato la soglia dei 2.17 nel salto in alto, chiudendo in undicesima posizione in una finale che lo ha visto lontano dalle posizioni che contano. Il percorso di Dario Dester nell’eptathlon prosegue senza scossoni, mentre l’attenione si sposta ora sulle finali serali, dove Nadia Battocletti si giocherà una medaglia nei 3000 metri e i velocisti proveranno a confermare l’ottimo riscontro delle batterie. Per Doualla, che affronterà la semifinale dopo le 20.14, l’obiettivo resta quello di godersi il momento senza pensare ai limiti di età: “Mangio, dormo e corro”, aveva sintetizzato poche ore prima di scendere in pista, una formula che finora ha funzionato alla perfezione.

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