Pressioni, chat e designatori: il presidente arbitri Zappi deferito alla giustizia sportiva

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notifica ufficiale del deferimento al Tribunale Federale Nazionale, arrivata nella mattinata di ieri, segna un momento decisivo per il vertice dell’Associazione Italiana Arbitri. Antonio Zappi, che di quell’organismo è il presidente, dovrà ora difendersi dalle accuse mosse dalla Procura Federale della Figc, la quale ha respinto la sua precedente richiesta di patteggiamento, giudicata simbolica e priva di assunzione di responsabilità. A essere coinvolto nelle medesime procedure è anche Emanuele Marchesi, membro del Comitato Nazionale dell’Aia, la cui posizione procede di pari passo con quella del numero uno. La vicenda, che affonda le sue radici in un’indagine su presunte pressioni e un utilizzo improprio di chat per la designazione degli arbitri, si è trasformata in un’ipoteca gravissima sulla stabilità dell’intera associazione, la quale, privata del suo leader, rischierebbe di finire commissariata.

Il patteggiamento fallito e la strada verso il processo

Dopo essere stato ascoltato dal procuratore federale, Zappi aveva tentato una mossa a sorpresa, proponendo un accordo che prevedeva una squalifica di soli quindici giorni e, aspetto non secondario, senza alcuna ammissione di colpa. Una mossa, questa, che il procuratore ha giudicato inaccettabile, decidendo invece di spingere per il rinvio a giudizio davanti al Tfn. Adesso le parti coinvolte avranno a disposizione dieci giorni per fissare la data dell’udienza, la quale non potrà comunque tenersi prima di un’ulteriore quindicina di giorni, un lasso di tempo che amplifica l’attesa e l’incertezza in un ambiente già fortemente scosso. La scelta di respingere il patteggiamento indica, senza mezzi termini, l’intenzione dell’organo inquirente di andare fino in fondo, per chiarire una volta per tutte dinamiche che riguardano il cuore del sistema designatorio.

Il rischio concreto del commissariamento

Il vero nodo, al di là dell’esito processuale, è costituito dalla sopravvivenza stessa di Zappi alla guida dell’Aia. Lo statuto arbitrale prevede, infatti, che un associato decade automaticamente dalla carica qualora subisca una squalifica pari o superiore a due mesi. Una circostanza che per Zappi non sarebbe nuova, avendo già scontato, in due distinte occasioni tra il 2017 e il 2019, provvedimenti per un totale di dieci mesi. Se il Tfn dovesse emettere una condanna di entità simile, il presidente decadrebbe, innescando di fatto la procedura per il commissariamento dell’intera associazione e aprendo la strada a nuove elezioni. Uno scenario che renderebbe l’Aia, già sotto pressione, un organismo di fatto decapitato e gestito in via straordinaria.

Il contesto più ampio e i venti di riforma

Mentre la giustizia sportiva segue il suo corso, sullo sfondo si muovono altre dinamiche istituzionali che potrebbero ridefinire il panorama arbitrale nazionale. L’inchiesta su Zappi viene da alcuni interpretata non come un episodio isolato, ma come un tassello funzionale a rimuovere un ostacolo considerato di rilievo a un più ampio disegno di riforma promosso dalla Figc, la quale mirerebbe a un maggior controllo diretto sulla classe dei fischietti. Parallelamente, e quasi in contrapposizione, prende un altro progetto ambizioso: quello di creare una Federazione arbitrale unica che riunisca i vertici dei principali sport di squadra, un’idea che, sebbene complessa, sembra aver trovato un certo favore nelle alte sfere governative. Sono tutti elementi che dipingono un quadro in forte evoluzione, dove le sorti personali del presidente si intrecciano con quelle dell’intero corpo arbitrale, il quale si trova a navigare in acque particolarmente agitate.

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