Netflix, il tribunale di Roma dichiara illegittimi gli aumenti: verso i rimborsi per gli abbonati

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La piattaforma di streaming più celebre al mondo, quella che ormai fa compagnia a milioni di italiani durante la cena o il weekend, dovrà fare i conti con una pronuncia destinata a scardinare le sue politiche tariffarie degli ultimi anni. Il Tribunale di Roma, con la sentenza numero 4993/2026 depositata il primo aprile, ha infatti stabilito che gli aumenti degli abbonamenti applicati tra il 2017 e il novembre 2024 sono da considerarsi illegittimi. I giudici, accogliendo l’azione promossa dal Movimento Consumatori, hanno dichiarato la nullità delle clausole contrattuali che consentivano a Netflix di modificare unilateralmente i prezzi; una pratica, questa, ritenuta vessatoria perché priva di una motivazione adeguata e trasparente, come richiesto invece dal Codice del consumo.

Il nodo delle clausole vessatorie e la posizione dei legali

Al centro della disputa non c’è solo l’entità dei rincari – che per un utente con abbonamento premium possono tradursi in un esborso extra di circa 8 euro al mese – ma il meccanismo stesso con cui venivano comunicati. La legge italiana, più rigida della direttiva europea in materia, impone che qualsiasi modifica unilaterale del corrispettivo debba essere supportata da un “giustificato motivo” chiaro e comprensibile. L’avvocato Giovanni Di Rella, dell’associazione “Dalla parte del consumatore”, ha sintetizzato il concetto in modo lapidario: non si può scaricare il rischio d’impresa sul consumatore. La semplice comunicazione dell’aumento, accompagnata dalla generica promessa di “aggiungere programmi che ti piaceranno” o di “lavorare sodo per migliorare”, non è stata ritenuta sufficiente a tutelare l’abbonato. Quest’ultimo, di fatto, si trovava davanti a un bivio: accettare passivamente la cifra maggiorata o recedere dal contratto, senza che gli fosse data la possibilità di opporsi alla modifica in sé.

Chi ha diritto al rimborso e come muoversi

La decisione del tribunale capitolino apre le porte a rimborsi che, per i clienti più fedeli, potrebbero raggiungere cifre considerevoli. Chi ha sottoscritto un piano Premium prima del 2017 e lo ha mantenuto ininterrottamente ha diritto a recuperare fino a 500 euro; per il piano Standard la cifra si aggira intorno ai 250 euro, mentre anche il piano base è interessato dagli aumenti dichiarati illegittimi. I destinatari della restituzione non sono solo gli attuali abbonati, ma anche coloro che nel frattempo hanno disdetto il servizio, a patto che abbiano subito i rincari nel periodo compreso tra il 2017 e il gennaio del 2024. Il Movimento Difesa del Cittadino (Mdc), così come il Movimento Consumatori, hanno già predisposto i canali per aderire alle azioni collettive. Per chi volesse procedere in autonomia, i legali suggeriscono di inviare una messa in mora formale (preferibilmente tramite posta elettronica certificata o raccomandata) al servizio clienti di Netflix, richiedendo la quantificazione e la restituzione delle somme indebitamente percepite.

L’immediata reazione della piattaforma e l’iter giudiziario

Nonostante la sentenza sia immediatamente esecutiva – il che obbligherebbe teoricamente Netflix a ridurre i prezzi correnti e a pubblicare il dispositivo sui quotidiani nazionali – la società di Los Gatos ha già fatto sapere di non avere alcuna intenzione di cedere il passo. Un portavoce della piattaforma ha annunciato che verrà presentato ricorso contro la decisione, ribadendo la convinzione che le condizioni applicate siano sempre state in linea con le normative italiane e che i diritti dei consumatori siano stati rispettati. Questa mossa, come sottolineato dagli esperti, avrà probabilmente l’effetto di sospendere l’efficacia della pronuncia in attesa del giudizio di secondo grado. Gli abbonati, pertanto, si trovano ora in una sorta di limbo giuridico: da un lato la vittoria in tribunale che legittima la loro richiesta, dall’altro una multinazionale pronta a giocarsi tutte le carte in appello per evitare quello che potrebbe trasformarsi in un salasso economico destinato a milioni di utenti.

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