Il rimbalzo di Tim passa da San Paolo: ricavi record e il controllo della fibra spingono il Titolo ai livelli del 2018

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La catena del valore che lega Milano a San Paolo, in queste ore, ha funzionato con la precisione di un circuito chiuso. Ieri la controllata brasiliana del gruppo guidato da Pietro Labriola ha depositato i numeri del 2025 e il fronte sudamericano — una regione che storicamente ha spesso rappresentato una variabile impazzita nei bilanci dell’ex monopolista — ha restituito invece un’immagine di rigidità contabile e ambizione industriale. Tim Brasil ha archiviato l’esercizio con ricavi da servizi pari a 25,9 miliardi di reais, ossia 4,18 miliardi di euro al cambio corrente, segnando una progressione del 5,2 per cento; e lo ha fatto, ed è questo il dato che gli uffici studi hanno cominciato a spolpare sin dalle prime luci dell’11 febbraio, con un utile netto balzato del 37,4 per cento, a 4,3 miliardi di reais, poco meno di 700 milioni di euro -8-4.

La reazione di Piazza Affari è stata immediata, quasi meccanica. Il titolo ha chiuso la seduta in rialzo dell’1,85 per cento e si è portato a 0,6266 euro, una soglia che non si vedeva dal 2018. Ma sarebbe riduttivo, e forse tecnicamente impreciso, spiegare il movimento solo con la magnitudo dell’utile. L’elemento che gli analisti presenti nella conference call con il management — e tra loro chi scrive ha partecipato a decine di simili appuntamenti — hanno isolato come vera discontinuità riguarda la delibera, da parte del consiglio di amministrazione della società sudamericana, di riassorbire il 51 per cento di I-Systems. Si tratta, in termini concreti, del riacquisto della partecipazione nella fibra ottica ceduta quattro anni fa a IHS; il prezzo pattuito si attesta sui 950 milioni di reais, equivalenti a circa 150 milioni di euro, e l’operazione, una volta ottenuto il nulla osta di Cade e Anatel, riporterà Tim Brasil al possesso integrale della rete -4-8.

La mossa, va detto, non è stata improvvisata. Già nell’agosto del 2025 circolavano indiscrezioni su un mandato esplorativo affidato a Santander per valutare un riposizionamento nel fisso, e tra le ipotesi al vaglio compariva proprio l’ipotesi di ricomprare quel 51 per cento -9. Oggi quell’ipotesi è un fatto compiuto. E assume un peso specifico notevole se si considera che la base clienti di UltraFibra ha toccato quota 850mila utenti, con un Arpu nell’intorno dei 95 reais e un ritorno alla crescita dei ricavi dopo un biennio di aggiustamento e ottimizzazione del portafoglio -2.

Sul versante operativo, il dato che più ha colpito i frequentatori abituali delle trimestrali è l’espansione della marginalità. L’Ebitda normalizzato ha raggiunto 13,6 miliardi di reais (2,19 miliardi di euro), in rialzo del 7,5 per cento, e il margine si è attestato al 51 per cento -8. Alberto Griselli, amministratore delegato della controllata, ha insistito durante la chiamata con gli investitori su due fronti: la leadership nel 5G — copertura estesa a oltre mille città, il 52 per cento in più del secondo operatore — e la stabilizzazione del prepagato, il cui declino dei ricavi ha mostrato per tre trimestri consecutivi una dinamica di decelerazione -2-6.

Non è secondario, in questo quadro, il dato sui costi operativi. La riduzione delle spese generali e amministrative — si parla di un taglio del 12,8 per cento — e la rinegoziazione con un fornitore di servizi informatici hanno contribuito a liberare risorse, mentre sul fronte finanziario la posizione di cassa più robusta ha generato maggiori rendimenti delle applicazioni e una flessione dell’18,6 per cento delle spese finanziarie -1.

La remunerazione degli azionisti ha toccato 4,7 miliardi di reais, circa 750 milioni di euro, un flusso che inra dividendi, interessi sul capitale e buyback; il payout ratio è stato calcolato dal chief financial officer nella misura del 139 per cento -2.

La riconquista dell’ultimo miglio e il riallineamento con Poste

La decisione di tornare al pieno controllo della rete in fibra non è soltanto un’operazione patrimoniale. I-Systems opera in otto stati, tra cui San Paolo, Minas Gerais e Rio de Janeiro, e passa circa 9 milioni di abitazioni. Riacquistare quel 51 per cento significa per Tim Brasil riappropriarsi della qualità end-to-end del servizio e, nel medio periodo, governare l’esperienza del cliente senza intermediazioni -8.

A Roma, intanto, Labriola prepara il terreno per la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie, operazione che ha già incassato il plauso di azionisti rilevanti come Davide Leone e che ridurrà il peso di Poste Italiane sotto la soglia del 20 per cento, sciogliendo di fatto l’obbligo di Opa -7. E proprio con Poste sono state siglate intese che spaziano dal contratto di MVNO per PosteMobile alla costituzione di una joint venture su cloud e intelligenza artificiale -10.

Il titolo, dopo anni di arretramenti e ricapitalizzazioni, ha dunque ritrovato un ancoraggio. E per ora, a trascinarlo è il Brasile.

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