Phica.eu, il forum della vergogna tra immagini rubate e insulti
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Redazione Interno
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Quello che per quasi vent’anni è stato presentato come un innocuo forum di condivisione tra utenti, si è rivelato essere una delle piattaforme più degradanti del web italiano. Phica.eu, attivo dal 2005, è oggi al centro di un vortice di polemiche e indagini dopo l’emersione di contenuti che hanno poco a che fare con la libera condivisione e molto con la violazione sistematica della privacy e la diffusione di un odio sessista strutturato. Al suo interno, come accertato dalle autorità, venivano infatti raccolte e catalogate — spesso sottraendole dai profili social personali — centinaia di migliaia di immagini di donne, accompagnate da commenti violenti e umilianti, in un clima di totale disprezzo per la dignità delle persone ritratte.
Tra le vittime di questa pratica, denunciatasi pubblicamente, c’è la cantautrice romana Valentina Parisse, in arte Parisse, la quale ha annunciato la sua intenzione di sporgere denuncia presso la polizia postale. “Non so se ci fossero anche commenti offensivi da parte degli utenti, e non è una mia priorità saperlo — ha dichiarato — ma è ora di finirla con il comportamento di queste persone e l’assoluta assenza di una regolamentazione”. La sua presa di posizione si inserisce in un solco tracciato da altre donne del mondo dello spettacolo che hanno subito la stessa sorte, trovando i propri scatti personali esposti senza alcun consenso.
A unirsi al coro di protesta anche la comica fiorentina Ginevra Fenyes, che in un intervento sui social network ha definito senza mezzi termini “australopitechi” gli autori di simili gesti, evidenziando come alla base vi sia una totale mancanza di comprensione del concetto di consenso. “Il corpo è proprietà privata, non si entra senza consenso”, ha affermato con amara ironia, sintetizzando il cuore della questione legale ed etica sollevata dal caso. Le sue parole, come quelle di Parisse, sottolineano il divario abissale tra una percezione distorta della rete come territorio senza legge e il diritto fondamentale all’autodeterminazione della propria immagine.




