Il forum Phica chiuso, resta l’incubo delle immagini rubate
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Redazione Interno
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La chiusura del forum Phica, piattaforma tristemente nota per la pubblicazione non consensuale di fotografie sottratte da profili social, rappresenta solo un episodio, seppur significativo, in una battaglia di portata ben più ampia. Il sito, dove venivano schedate migliaia di donne con commenti osceni e volgari, non è più accessibile, ma il fenomeno della diffusione illecita di immagini private – un vero e proprio far west digitale – persiste, alimentato da piattaforme spesso con sede in Paesi esteri che si sottraggono a un controllo efficace. La domanda angosciante che ora attanaglia le potenziali vittime, molte delle quali ignare di essere finite in quella rete, è come verificare se il proprio materiale sia stato trafugato e divulgato.
Strumenti di deep search e tecniche di open source intelligence (Osint) possono offrire un primo, sebbene imperfetto, parziale metodo di verifica, permettendo di setacciare la rete alla ricerca di tracce indesiderate. La stessa Giulia Sarti, ex deputata del M5S già vittima di revenge porn nel 2019, ha dichiarato a LaPresse: “Ho saputo oggi che sul sito in questione c’erano anche immagini mie e devo quindi valutare con il mio avvocato come aggiungere la mia alle altre denunce”. Le sue parole, “Fa sempre male. Tutte le volte”, sintetizzano il trauma che si rinnova a ogni nuova violazione.
Sul versante giudiziario, chi ha scritto contenuti offensivi e ha pubblicato le immagini è chiamato a rispondere penalmente dei propri atti; una responsabilità che, in determinate circostanze, può estendersi anche agli amministratori delle piattaforme, finiti nel mirino della magistratura per la loro acquiescenza o per aver creato uno spazio senza regole. Nei giorni precedenti la chiusura, si è assistito a un fuggi fuggi generale di utenti, molti dei quali, consapevoli della gravità delle proprie azioni, tentavano di cancellare ogni traccia della propria presenza, alcuni addirittura disposti a pagare 145 euro per un servizio di “cancellazione base” dei dati.




