L'Italia trema, poi risorge: battuta la Svezia in rimonta, è semifinale europea a Istanbul

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'Italia è in semifinale agli Europei di volley femminile, ma il pass per Istanbul è arrivato al termine di una notte di quelle che lasciano il segno. Giovedì sera al Padiglione P del BVV Veletrhy di Brno, in Repubblica Ceca, le azzurre di Julio Velasco hanno avuto ragione della Svezia con il punteggio di 3-1, in una partita che ha messo a dura prova i nervi di un'intera squadra.

La vittoria, arrivata con i parziali di 21-25, 26-24, 25-21 e 25-23, è la settima consecutiva in questo torneo e vale l'accesso alla fase decisiva della competizione, in programma sabato 5 settembre sul Bosforo.

Una notte di sofferenza a Brno

L'avvio di partita sembrava promettere tutt'altra musica. Le azzurre erano partite forte, portandosi sull'11-6 nel primo set, ma la musica è cambiata quando Isabelle Haak, l'opposta svedese, ha cominciato a colpire con una precisione chirurgica. La Svezia di Lorenzo Micelli ha operato una rimonta che ha gelato il pubblico azzurro, chiudendo il parziale sul 25-21 e mettendo in seria difficoltà la corazzata italiana.

La reazione nel secondo set è stata una questione di centimentri e di carattere: sotto 23-21, l'Italia ha trovato la forza per ribaltare il parziale grazie a Paola Egonu e Ekaterina Antropova, chiudendo 26-24 e riportando la partita in equilibrio. Un break che ha cambiato l'inerzia di una sfida che sembrava poter scivolare via di mano.

Il duello infinito tra Egonu e Haak

La sfida di Brno si è trasformata presto in un corpo a corpo tra due fuoriclasse. Da una parte Isabelle Haak, autrice di una prestazione stratosferica da 43 punti, capace di tenere a galla la sua Svezia con attacchi impossibili e soluzioni sempre diverse. Dall'altra Paola Egonu, che ha risposto colpo su colpo con 27 punti, alternando potenza e intelligenza nei momenti più caldi della partita.

Una partita nella partita che ha infiammato il palazzetto ceco, dove Egonu, supportata dai 14 punti di Sylla e dai 22 di Antropova, ha saputo trascinare le compagne nei frangenti decisivi. Eppure, la vera svolta, come spesso accade in queste partite, è arrivata da un altro angolo del campo.

Velasco e la difesa di Giovannini: la chiave tattica

A fine partita Julio Velasco ha analizzato con lucidità gli insegnamenti di una serata che ha insegnato più di molte vittorie nette. "Oggi siamo state un po' poco lucide e un po' troppo nervose", ha ammesso il Ct, spiegando come la squadra abbia subito le variazioni nel gioco di Haak, capace di alternare colpi potenti a palloni più morbidi che scavalcavano la difesa. Ma il tecnico ha sottolineato anche il merito della reazione: "Giocatrici come Haak, Egonu o Antropova non si battono facendo dieci muri. I loro punti li fanno.

Il problema è cosa succede quando non riescono ad attaccare alla massima potenza". In quel momento, quando il corpo a corpo diventa mentale, è entrata in scena Gaia Giovannini. La difesa di Giovannini, capace di leggere gli attacchi svedesi e trasformare le difese in contrattacchi, è stata determinante per riequilibrare le sorti di un match che pendeva verso la Svezia. Un lavoro sporco e fondamentale, che ha permesso all'Italia di non subire la furia scandinava.

Ora Istanbul: un'altra finale per queste azzurre

Con questa vittoria, la tredicesima semifinale europea della storia della Nazionale femminile, l'Italia si prepara a fare le valigie per Istanbul. L'appuntamento è per sabato 5 settembre, quando le ragazze di Velasco affronteranno la vincente dell'altro quarto di finale tra Olanda e Polonia. Il sogno di un nuovo oro continentale, dopo i trionfi del 2007, 2009 e 2021, è ancora vivo, ma la strada è in salita.

La sfida contro la Svezia ha dimostrato che il margine di errore è minimo e che ogni avversaria, anche quelle sulla carta inferiori, può mettere in difficoltà una delle squadre più forti del mondo. Le azzurre hanno dimostrato di avere le qualità per soffrire e rialzarsi, ma servirà una versione più lucida e cinica per portare a casa il titolo.

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