Giorgio Armani, il testamento e l'uomo dei miliardi: Luigi Chiapparini

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre il mondo della moda piange la scomparsa di Giorgio Armani, l’attenzione si sposta, inevitabilmente, sull’immenso patrimonio da lui lasciato e sulle intricate disposizioni testamentarie che ne decideranno il futuro. Un impero, quello dello stilista, il cui valore d’affari complessivo è stimato in 4,25 miliardi di euro, cifra della quale ben 2 miliardi proverrebbero – secondo un’analisi di Reuters – dalle redditizie attività in licenza. Collaborazioni di straordinario successo, come quella nel beauty con L’Oréal e quella nel settore occhiali con EssilorLuxottica, rappresentano infatti il motore economico principale, tanto da essere state espressamente menzionate da Armani nel suo testamento quali asset strategici in caso di una futura cessione, persino prima di un colosso come Lvmh.

Proprio in merito alle ultime volontà del designer, emerse con la sua dipartita, un nome fino a poco fa sconosciuto al grande pubblico è balzato agli onori della cronaca: Luigi Chiapparini. Definito come “l’uomo del mistero” e custode dei segreti più intimi di Armani, Chiapparini si è sempre autodefinito un “signor nessuno”, una descrizione che mal si concilia con il ruolo di immensa fiducia che ha ricoperto per decenni. Originario di San Giorgio su Legnano, viene dipinto come una figura riservata, d’altri tempi e di grande eleganza, la cui professionalità è stata al servizio esclusivo dello stilista.

La sua figura, in realtà, è quella di un ex private banker del Credit Suisse, legato a doppio filo ad Armani attraverso lo storico commercialista dello stilista. Questo background finanziario gli ha permesso di gestire con discrezione e competenza il cospicuo patrimonio personale del re della moda, che ammonta a oltre 3 miliardi di euro. La sua presenza, accanto ad Armani, in due distinti incontri presso lo studio notarile di Elena Terrenghi – il primo il 15 marzo e il successivo il 5 aprile – non è stata affatto casuale. In quelle occasioni, infatti, Chiapparini ha firmato in qualità di testimone, insieme al collega notaio Ruben Israel, gli atti che sanciscono il destino dell’impero di famiglia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.