Zuppi critica la modifica dell’8x1000: «Scelta unilaterale che danneggia la Chiesa»
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha espresso «delusione» per la decisione del governo di rivedere le modalità di attribuzione dell’8x1000, definendola una svolta «unilaterale» che altera i termini storici dell’intesa tra Stato e confessioni religiose. Le sue parole, pronunciate durante il convegno *«1985-2025. Quarant’anni di sostentamento del clero»*, hanno riacceso il dibattito su una misura che, secondo la Cei, rischia di minare l’equilibrio pattizio.
La controversia nasce dalla legge approvata nel 2024, che consente all’esecutivo di destinare la quota non espressa dai contribuenti – quella che finora veniva ripartita proporzionalmente tra le confessioni – a interventi specifici decisi autonomamente. «Si stravolge la logica originaria», ha osservato Zuppi, sottolineando come la modifica crei «disparità» a danno non solo della Chiesa cattolica, ma anche delle altre religioni che hanno siglato intese con lo Stato. Il riferimento implicito è al Concordato, il cui spirito, a suo avviso, sarebbe stato violato.
Il governo, da parte sua, replica che le nuove norme non cancellano i criteri esistenti, ma ampliano semplicemente le possibilità di utilizzo dei fondi statali, garantendone un impiego «più flessibile». Una giustificazione che non convince la Cei, la quale teme un effetto a catena: ridurre i margini di autonomia delle confessioni, legandone le risorse a scelte politiche.
Intanto, a Roma, si è aperto il «Villaggio Arma» a villa Borghese, tre giorni di eventi per celebrare i 211 anni dei Carabinieri. Un’iniziativa che, seppur lontana dai toni accesi della polemica sull’8x1000, riflette l’attenzione per le istituzioni in un momento di tensioni tra potere civile e religioso.
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