L’avvocato di Zouhair: “Non voleva uccidere, ma dare una lezione. Il coltello era per difesa”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’interrogatorio del 18enne accusato di aver ucciso a coltellate il compagno di classe Youssef Abanoud, alla Spezia, ha delineato una versione dei fatti che l’avvocato difensore Cesare Baldini ha ricostruito con parole precise, sottolineando come il giovane, il quale aveva già espresso in passato propositi autolesionistici, avrebbe confermato l’intenzione non omicida bensì punitiva. “Ha detto di voler dare una lezione, un avvertimento”, ha dichiarato il legale, aggiungendo una circostanza che, se confermata, potrebbe influenzare l’impianto accusatorio: la presenza dell’arma da taglio, secondo quanto riferito dall’indagato, sarebbe giustificata da esigenze di difesa personale, un dettaglio che gli inquirenti dovranno vagliare con estrema attenzione incrociando tutte le risultanze investigative.

Il dolore che si trasforma in rabbia tra i banchi

Se l’aula di giustizia inizia il suo meticoloso lavoro, i corridoi e le classi dell’istituto Einaudi-Chiodo, teatro del fatto di sangue, sono invece percorsi da un sentimento di rabbia e di impotenza che ha scavalcato il primo, comprensibile, stato di shock. Dopo giorni di silenzio straziato, molti di coloro che condividevano le giornate con le due vittime di questa tragedia – il ragazzo ucciso e quello in carcere – hanno fatto emergere un risentimento profondo verso un sistema che, a loro dire, avrebbe potuto intervenire prima. Alcuni di loro, infatti, parlano di minacce reiterate che sarebbero state rivolte ad Abanoud nei giorni precedenti l’aggressione, una tensione che non sarebbe passata inosservata ma alla quale, stando alle voci che circolano tra gli studenti, non sarebbe seguito alcun intervento risolutivo da parte degli adulti responsabili.

Una protesta silenziosa che chiede giustizia

Quella rabbia, contenuta ma palpabile, ha trovato una forma di espressione pubblica in una manifestazione spontanea, svoltasi davanti alla scuola e poi davanti al Palazzo di Giustizia, dove un centinaio di giovani hanno ricordato il compagno scomparso. Senza slogan aggressivi, ma con cartelli e gesti simbolici – come quello di una ragazza che, sollevata sulle spalle di un coetaneo, ha attaccato un foglio con la scritta “Vogliamo giustizia” – hanno tradotto il lutto in una domanda di responsabilità. Una veglia che, andando oltre la commemorazione, ha voluto sottolineare l’esigenza di verità e di attenzione per dinamiche che, purtroppo, a volte maturano in silenzio tra i banchi prima di esplodere in gesti irreparabili.

Il peso delle indagini e il percorso giudiziario

Mentre la città prova a elaborare il lutto, le indagini procedono per accertare ogni aspetto della vicenda, dalla reale dinamica dell’accoltellamento alla ricostruzione dei rapporti tra i due ragazzi e del possibile clima di minaccia pregressa. La difesa di Zouhair, ponendo l’accento sulla volontà non omicida e sulla presunta necessità di difesa, delinea un possibile filone di tesi che dovrà essere confrontato con le prove raccolte, dai filmati delle telecamere alle testimonianze dei presenti. Un lavoro complesso, quello della magistratura, che dovrà districarsi tra la cronaca di quel giorno fatale e tutto ciò che lo ha preceduto, in un istituto scolastico che ora deve fare i conti con una ferita profonda e con interrogativi che riguardano la percezione e la gestione del conflitto tra adolescenti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.