Bergamo, il 13enne che accoltellò la professoressa: “Volevo uccidere anche i miei genitori”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il racconto, filtrato dagli ambienti giudiziari e ripreso da alcuni organi di stampa, tratteggia la fotografia di un ragazzo che – durante l’interrogatorio formale – non avrebbe mostrato segni di cedimento emotivo, anzi. Lucido, quasi disturbante nella sua lucidità, il minore avrebbe dichiarato di rammaricarsi soltanto per non aver portato a termine il suo proposito omicida, quel piano che aveva meticolosamente architettato nei giorni precedenti l’aggressione. Si era procurato da solo l’occorrente, aveva scelto il momento più opportuno, quello di un cambio d’ora nei corridoi della scuola media di Trescore Balneario, e aveva perfino attivato una diretta streaming per trasformare la sua vendetta in uno spettacolo condiviso. L’arma, l’attesa, la messa in scena: tutto rimanda a una premeditazione che per un ragazzo della sua età appare quasi inverosimile, eppure confermata dalle indagini.

La vittima, le indagini e la versione del legale

La professoressa di francese, Chiara Mocchi, 57 anni, si trova ora in una fase di lenta ma progressiva ripresa, fisica almeno, mentre lo choc psicologico resta una ferita aperta per l’intero docente. Il Tribunale per i minorenni di Brescia ha disposto con urgenza l’affidamento del ragazzo ai servizi sociali, nominando un curatore speciale che ne seguirà la situazione. Nel frattempo, però, emerge una discrasia significativa tra quanto riportato dal “Corriere della Sera” – secondo cui il 13enne avrebbe confessato di voler uccidere anche mamma e papà, con i quali – a detta degli investigatori – intratteneva un rapporto apparentemente privo di conflitti aperti – e la versione fornita dall’avvocato del minore. Quest’ultimo smentisce categoricamente quella ricostruzione, negando che il ragazzo abbia mai espresso rammarico per non aver ucciso la docente o manifestato intenzioni omicide verso i familiari.

La direttiva scolastica e la chiusura del canale Telegram

Parallelamente all’attività della procura minorile, si muove il fronte delle istituzioni scolastiche. Le dirigenti dei due istituti superiori del territorio, Lucia Perri del “Federici” e Laura Ferretti del “Lotto”, hanno emesso una circolare interna definita “urgente e importante”, con la quale si impone a insegnanti e personale Ata la massima discrezione nei confronti della stampa e dei canali esterni, inclusi i social network. Una misura che tradisce il clima di forte tensione e paura diffusasi tra docenti, studenti e personale, in una zona dove già da tempo si discuteva di sicurezza, prevenzione di furti e risse tra ragazzi. Parallelamente, il canale Telegram utilizzato dal 13enne è stato chiuso: su quella piattaforma, secondo gli inquirenti, il minore avrebbe condiviso pensieri e forse pianificato alcuni passaggi dell’aggressione, in un ambiente digitale che diventa sempre più spesso scenario di derive violente tra giovanissimi.

Un episodio che riaccende il tema della devianza minorile

L’episodio di Trescore Balneario non rappresenta un caso isolato nel panorama italiano, ma si inserisce in una scia di atti di violenza compiuti da preadolescenti che lascia interdetti gli operatori del diritto e gli psicologi. Ciò che colpisce, in questa circostanza, è la doppia natura del progetto criminale: da un lato l’aggressione a un’autorità scolastica, dall’altro la volontà dichiarata (ammesso che la dichiarazione sia autentica) di estendere la furia omicida all’ambito familiare, pur in assenza di segnali di maltrattamento o disgregazione domestica. Il ragazzo è stato sottoposto a una prima valutazione psichiatrica, i cui esiti non sono ancora stati resi noti, mentre gli inquirenti continuano a scandagliare la sua attività online, alla ricerca di eventuali complici o istigatori. La professoressa Mocchi, intanto, rimane l’anello debole di una catena che ha visto un’adulta accoltellata tra i banchi di scuola da un alunno di terza media, in un’Italia che prova a interrogarsi senza trovare risposte semplici.

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