Pogacar nel club dei cinque: il dominio senza fine dello sloveno al Tour
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Redazione Sport
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Per chi ha seguito il Tour de France degli ultimi anni, la sensazione è quella di assistere a un film già visto, eppure capace ogni volta di regalare un finale che toglie il fiato. Tadej Pogacar, 27 anni, ha messo l'ennesima firma sulla storia del ciclismo, portando a casa il quinto successo nella Grande Boucle, il terzo consecutivo. Un risultato che lo consegna di diritto al ristretto club dei plurivincitori, quello che fino a ieri sembrava un privilegio riservato a giganti come Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain.
Lo sloveno della Uae Emirates, con questa vittoria, non eguaglia soltanto un record che sembrava immortale, ma lo fa con una precocità e una superiorità che lasciano spazio a poche repliche.
Una marcia in più, la cronaca di un dominio
L'edizione 2026 del Tour si è chiusa con il verdetto che tutti, ormai, si aspettavano. Pogacar ha chiuso la classifica generale con un vantaggio di 6 minuti e 26 secondi sul secondo classificato, il belga Remco Evenepoel, mentre il gradino più basso del podio è andato al suo compagno di squadra Isaac del Toro, staccato di 9 minuti e 42 secondi.
A 27 anni, 10 mesi e 5 giorni, lo sloveno è diventato il più giovane di sempre a raggiungere questo traguardo: Merckx, per fare un paragone, aveva 29 anni quando centrò il suo quinto successo, mentre Anquetil, Hinault e Indurain avevano tutti 30 anni o più. I numeri, in questi casi, restituiscono con precisione l'entità di un'impresa che non ha avuto rivali.
Il margine di quest'anno, seppur leggermente inferiore ai 6 minuti e 17 secondi rifilati a Vingegaard nel 2024, racconta di una superiorità che rasenta l'assoluta, dove le tappe di montagna sono diventate un palcoscenico a senso unico e le cronometro un'occasione per allungare ulteriormente sulle seconde linee.
Le parole del campione: "Un'emozione più grande dei sogni"
Al termine dell'ultima tappa, con il consueto tripudio sugli Champs-Élysées, Pogacar ha provato a mettere in parole ciò che solo il cuore di un atleta può comprendere appieno. "È stata una giornata incredibile, sono senza parole, c'era un'atmosfera pazzesca", ha dichiarato a caldo il corridore sloveno. "Sono felice di aver vinto per la quinta volta, ogni vittoria è sempre speciale: sette Tour, sette podi, cinque vinti, è una cosa che non scriveresti nemmeno nei diari da bambini".
Un pensiero che va oltre la semplice statistica, per toccare la sfera dell'emozione pura e del rapporto con un pubblico che ormai lo ha adottato. L'atleta ha poi voluto sottolineare l'importanza del gruppo e della serenità mentale nel suo percorso: "La cosa importante è divertirsi in quello che si fa, avere una squadra dietro anche nei momenti difficili, per credere in te stesso e continuare a inseguire i sogni".
Parole che arrivano dritte al cuore degli appassionati, ma che nascondono anche la consapevolezza di un lavoro di squadra impeccabile, dove ogni componente della Uae Emirates ha saputo sacrificarsi per il proprio capitano.
Un 2026 da leggenda: tra classiche e grande giro
Il quinto Tour arriva a coronamento di una stagione che, per Pogacar, è già da incorniciare. Il 2026 lo ha visto trionfare in alcune delle corse più iconiche del calendario, come la Strade Bianche, la Milano-Sanremo, il Giro delle Fiandre e la Liegi-Bastogne-Liegi. Un poker di classiche che aggiunge ulteriore lustro a un palmares già sterminato e che dimostra come la sua versatilità non abbia eguali nel panorama ciclistico attuale. In Francia, intanto, ha portato a casa anche la sua ventiseiesima vittoria di tappa, avvicinandosi pericolosamente al record di Mark Cavendish, fermo a 35 successi.
Un obiettivo, quest'ultimo, che sembra ormai alla portata per un corridore che ha ancora tutta una carriera davanti e che non mostra segni di cedimento. La sensazione, guardando questi numeri, è che il limite per Pogacar non sia ancora stato scritto, e che il nome dello sloveno continuerà a essere sinonimo di vittoria ancora per molti anni. Il ciclismo si trova ad assistere a un'era senza precedenti, dove la parola "dominio" ha trovato il suo interprete più fedele.
Le pagelle e il vuoto italiano
Mentre lo sloveno si gode la gloria eterna, la carovana del Tour lascia spazio anche alle consuete pagelle, e il quadro che ne esce è a tinte forti. Pogacar, ovviamente, si prende il dieci e lode per una prestazione che resterà negli annali. Sul versante opposto, però, il bicchiere è mezzo vuoto per la rappresentanza azzurra. I corridori italiani, in questa edizione, sono apparsi lontani parenti dei fasti del passato, con un rendimento giudicato insufficiente (un 4,5 come voto complessivo).
Una debacle che riporta alla luce le difficoltà del movimento ciclistico italiano nel produrre atleti in grado di lottare ad armi pari con i mostri sacri del pedale. E mentre si aspetta un nuovo eroe tricolore, la storia del Tour continua a scriversi in lingua slovena, con Pogacar che alza al cielo il suo quinto trofeo, regalando a sé stesso e alla sua squadra un momento che sembra uscito da un sogno. La maglia gialla, ancora una volta, è sua.
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