Pogacar: "Mi diverto solo se vinco". Lo sloveno domina il Tour come Merckx

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Gli occhi di Tadej Pogacar, stanchi ma felici, brillano nella sera parigina mentre la Ville Lumière si accende per celebrare il suo trionfo. Il sorriso del venticinquenne sloveno, magnetico e spontaneo, tradisce la soddisfazione di chi ha appena scritto un altro capitolo della storia del ciclismo. Nonostante Wout van Aert abbia strappato l’ultima tappa a Montmartre, sfuggendo al gruppo negli ultimi chilometri resi insidiosi dalla pioggia, le mani di Pogacar hanno sollevato il trofeo che lo consacra per la quarta volta campione del Tour de France. Un successo annunciato, quasi scontato, eppure mai banale.

Quello di Pogacar è un dominio che, sin dalle prime tappe, ha lasciato poco spazio alle sorprese. Dopo aver messo le mani sulla maglia gialla negli strappi iniziali, lo sloveno ha allungato il passo nella cronometro di Caen per poi chiudere ogni discussione sui Pirenei, dove ha firmato una delle sue esibizioni più convincenti a Hautacam. Con 54 giorni in giallo alle spalle e una stagione già ricca di successi – tra cui Strade Bianche, Fiandre, Liegi e Freccia Vallone – Pogacar ha dimostrato di essere un predestinato, capace di trasformare ogni corsa in un monologo.

A Parigi, però, l’ultimo atto ha riservato una piccola battaglia. La salita di Montmartre, inserita nel percorso grazie all’eredità olimpica, ha regalato un finale più vivace del solito. Pogacar, anziché limitarsi alla passerella tradizionale, ha provato a forzare la mano, trascinando con sé una fuga in cui spiccavano anche Davide Ballerini e Matteo Trentin. Ma è stato van Aert, resistendo alla sua accelerazione sull’ultima asperità, a staccarlo di cinque secondi e a prendersi la soddisfazione dello sprint sugli Champs-Élysées.

Con questo quarto trionfo, Pogacar eguaglia Chris Froome e si avvicina ai giganti del passato: Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. È il quinto corridore a vincere il Tour da campione del mondo, il primo a salire sul podio per sei edizioni consecutive. Ogni suo record, ogni suo gesto, sembra destinato a entrare nella leggenda. "Mi diverto solo se vinco", ha confessato, e le sue parole suonano come un’eco di quelle di Eddy Merckx, che della vittoria fece un’ossessione.

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