Pogacar domina il Giro di Lombardia e sfugge al paragone con Merckx
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Redazione Sport
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Sotto un cielo autunnale, le strade che conducono a Bergamo hanno offerto il consueto, spettacolare palcoscenico alla classica delle foglie morte, il Giro di Lombardia, che ha incoronato ancora una volta, come un atto dovuto, Tadej Pogacar. Lo sloveno, che indossa la maglia iridata, ha firmato un'impresa storica, aggiudicandosi per la quinta volta consecutiva la corsa, un primato assoluto che persino il grande Fausto Coppi non aveva potuto centrare ininterrottamente, avendo vinto lui stesso cinque edizioni ma con l'ultima, quella del 1954, arrivata dopo un intervallo di alcuni anni, un periodo in cui, va ricordato, la sua carriera e quella di molti altri furono profondamente segnate dall'interruzione forzata dovuta al secondo conflitto mondiale. La folla, stipata ai lati dei tornanti più duri, ha creato un'atmosfera elettrica, un calore che lo stesso campione ha definito "incredibile", confessando di aver provato brividi per un supporto che, a suo dire, rappresenta l'essenza più pura e bella del ciclismo.
La fuga solitaria e la strategia di squadra
La gara, una delle più lunghe e difficili del calendario, è stata plasmata dalla sua squadra, la UAE Team Emirates, che l'ha interpretata con una regia precisa, lasciando spazio anche alle iniziative dei suoi gregari più giovani; tra questi, Isaac del Toro è arrivato a un passo dal podio, confermando la bontà di una strategia che non si è limitata al solo capitano. L'azione decisiva, però, è scattata a trentasette chilometri dal traguardo, sul Passo di Ganda, dove Pogacar ha staccato la frizione e ha dato inizio a una lunga e solitaria fuga, annullando le velleità del fuggitivo americano Quinn Simmons e costruendo, chilometro dopo chilometro, un vantaggio incolmabile per tutti gli altri pretendenti alla vittoria.
L'analisi di Nibali e il podio
Vincenzo Nibali, commentando la prova, ha quasi esaurito gli aggettivi per descrivere l'ennesima, superba dimostrazione di forza del campione del mondo. La sua analisi ha ripercorso i momenti cruciali della corsa, passando in rassegna i protagonisti di una sfida che, alla fine, ha visto salire sul gradino più alto del podio lo sloveno, affiancato dal belga Remco Evenepoel e dall'australiano Michael Storer. Un esito che, seppur ampiamente pronosticato, non ha diminuito la grandiosità dello spettacolo offerto da un atleta la cui carriera sembra non conoscere limiti, avendo questa vittoria segnato la sua decima affermazione in una classica Monumento.
Il rifiuto del paragone e una telefonata inaspettata
A corollario del trionfo, è arrivato un aneddoto curioso, rivelato dallo stesso Pogacar nel post-gara. Ernesto Colnago, storico costruttore di biciclette, gli avrebbe infatti fatto avere al telefono nientemeno che Eddy Merckx, una leggenda vivente del ciclismo. Eppure, nonostante il gesto e l'aura del campione belga, lo sloveno ha espresso una certa ritrosia, affermando con chiarezza che il paragone con una figura così mitica "non gli piace". Una presa di posizione che delinea un atleta consapevole della propria grandezza ma, al contempo, desideroso di forgiare una propria identità, lontana da confronti che, per quanto onorevoli, rischiano di appiattire la storia e le sue diverse epoche.




