Vingegaard sigilla il Giro a Piancavallo: nella leggenda come Merckx e Nibali

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La ventesima tappa del Giro d’Italia, quella che da Gemona del Friuli si arrampicava verso Piancavallo, non è stata semplicemente l’ultima occasione utile per ribaltare la classifica, ché ormai di ribaltoni non se ne parlavano più, ma la definitiva consacrazione di Jonas Vingegaard nell’olimpo del ciclismo mondiale.

Il danese, alla sua prima apparizione nella Corsa Rosa, ha polverizzato il gruppetto dei migliori sulla salita che porta alla stazione sciistica pordenonese, firmando la quinta vittoria di tappa e blindando la maglia rosa che indosserà fino alla passerella finale di Roma. gazzetta +3

Con questo successo, il classe 1996 entra in un club esclusivissimo, quello degli otto corridori capaci di vincere tutte e tre le Grandi Giri (Giro, Tour e Vuelta) in carriera, affiancando nomi sacri come Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador e l’italiano Vincenzo Nibali. gazzetta +3

L’attacco da lontano e il vuoto alle spalle

L’azione che ha deciso la fuga era nell’aria, eppure la sua violenza ha sorpreso persino i diretti inseguitori. A 11 chilometri dal traguardo, con una pendenza media che sfiora l’8% e punte fino al 14%, Vingegaard ha innestato il cambio di ritmo che nessuno, in queste tre settimane, è mai riuscito a sostenere.

Per l’austriaco Felix Gall, destinato a chiudere al secondo posto sia nella tappa che in classifica generale (con un distacco finale di 5’22”), non è rimasto che amministrare la disfatta, limitando i danni su un Hindley terzo inarrivabile. ilgazzettino +3

La superiorità del danese è tale che la classifica generale, dopo questo fine settimana, racconta di un margine abissale nei confronti degli inseguitori, dove l’australiano Jai Hindley consolida il podio a 6’25”. gazzetta +3

Il fantasma di Pantani e il record cancellato

C’è un aspetto tecnico, quasi maniacale, che rende questa prestazione ancora più iconica, e riguarda il confronto con la storia. Il tempo impiegato da Vingegaard per scalare i 14,5 chilometri dell’ascesa (dislivello 1131 metri) è stato talmente impressionante da riaprire il dibattito con il passato, in particolare con il “Pirata” Marco Pantani. gazzetta +3

I cronometri non ufficiali hanno certificato che il danese è stato più veloce del record stabilito da Pantani nel 1998, ma l’avvertenza è d’obbligo: il traguardo odierno è stato spostato più avanti di qualche centinaio di metri rispetto a 28 anni fa, con un tratto finale in falsopiano che favorisce i crono. gazzetta +3

Detto questo, anche ridimensionando l’impresa di pochi secondi (tre, secondo le ricostruzioni filologiche della Gazzetta dello Sport), il dato di fondo non cambia: Vingegaard ha viaggiato sul passo dei più grandi scalatori della storia, dimostrando una potenza che fa sembrare gli altri, da Gall a Hindley, semplici pedine di uno scacchiere già deciso. gazzetta +3

La domenica di festa al Circo Massimo

Se la ventesima frazione ha chiuso ogni discorso agonistico, la ventunesima ed ultima tappa, quella che oggi porterà il serpentone rosa da Roma a Roma per 131 chilometri pianeggianti, avrà il sapore di una processione laica.

Sulle strade del Circo Massimo, Vingegaard alzerà al cielo il “Trofeo Senza Fine”, suggellando un trionfo costruito sulla pianura veneta e perfezionato sulle montagne più dure. Il ciclismo, si sa, ama le gerarchie, e in questa edizione la gerarchia è stata brutale: nessuno scenario, nessuna vera sorpresa. ilgazzettino +3

L’unico brivido statistico rimasto è legato alle volate di rincalzo, dove Gall ha difeso l’onore e la maglia bianca di miglior giovane è andata ad Afonso Eulalio, capace di resistere agli assalti di Davide Piganzoli. Per il resto, è stato il trionfo della logica: Vingegaard ha vinto, come tutti si aspettavano, ma lo ha fatto con una prepotenza che non si vedeva dai tempi dei grandi dominatori del passato. gazzetta +3

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