Vingegaard stacca tutti, il Giro è suo. Oggi festa al Circo Massimo: «Speciale»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Da stasera, il nome di Jonas Vingegaard potrà essere avvicinato a quelli di Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Chris Froome, perché diventerà l'ottavo corridore nella storia capace di vincere tutte e tre le grandi corse a tappe nella propria carriera. Alla prima apparizione in carriera al Giro d'Italia, il danese della Visma-Lease a Bike è riuscito a fare sua la maglia rosa polverizzando gli avversari lungo le rampe di Piancavallo, dove ha messo il sigillo definitivo su un'edizione dominata dall'inizio alla fine.

Con questo ennesimo successo – il quinto in questa edizione della Corsa Rosa – Vingegaard ha centrato la cosiddetta tripla corona, entrando in un club esclusivo che, fino a ieri, contava solo sette membri.

L'assalto decisivo nel giorno del ricordo

La ventesima tappa, con partenza da Gemona del Friuli, è stata caratterizzata da un forte valore simbolico: il gruppo ha osservato un minuto di silenzio per commemorare le vittime del terremoto del Friuli del 1976, e proprio per l'occasione la maglia rosa indossata da Vingegaard era una versione celebrativa dedicata al cinquantesimo anniversario di quella tragedia. Dopo una prima fase di gara animata da una fuga composta da sette corridori – tra cui figurano Jack Haig e Andreas Leknessund – il ritmo imposto dalla squadra olandese ha ricucito lo strappo, preparando il terreno al suo capitano.

La scintilla è scoccata a circa dieci chilometri dal traguardo: sulle pendenze durissime di Piancavallo, Vingegaard è partito in solitaria, lasciando sul posto Felix Gall, che ha dovuto accontentarsi della seconda posizione, e Jai Hindley, terzo come già accaduto in altre occasioni.

Numeri da dominatore e un club esclusivo

L'impresa di Vingegaard assume conti storici precisi: con il tempo di 5 ore, 3 minuti e 55 secondi, ha rifilato un distacco di un minuto e quindici secondi a tutti i diretti inseguitori, consolidando un vantaggio in classifica generale che al termine della frazione supera i cinque minuti su Gall (5'22" per la precisione). Difficile trovare un avversario che abbia saputo impensierirlo durante queste tre settimane. La sua superiorità si è manifestata in tutte le principali salite: dal Blockhaus a Pila, passando per Carì e, appunto, Piancavallo. nessuno è riuscito a reggere il suo ritmo, neppure quando – come accaduto durante l'ascesa – un problema meccanico (forse un salto di catena) lo ha costretto a mettere piede a terra per qualche istante, prima di ripartire e riagganciare il plotone senza affanno.

I verdetti delle altre maglie

Se la classifica generale non ha più segreti, la tappa di Piancavallo ha regalato comunque delle soddisfazioni agli altri interpreti. Giulio Ciccone ha conquistato matematicamente la maglia azzurra di miglior scalatore, approfittando dei punti messi in cascina proprio sulle rampe finali; per l'Italia è una nota lieta in una corsa che, per il resto, ha visto i padroni di casa lottare per le posizioni di rincalzo.

Nella contesa per la maglia bianca, riservata ai migliori giovani, il portoghese Afonso Eulalio ha resistito agli assalti di Davide Piganzoli, chiudendo settimo di tappa e blindando così la classifica. Per Piganzoli, comunque bravo nell'assistere il proprio capitano, c'è la soddisfazione di un decimo posto nella generale. Damiano Caruso, infine, si è confermato il miglior azzurro nella top ten, chiudendo con l'ottavo posto di tappa che gli vale la nona piazza in classifica.

Oggi, a Roma, non resta che la passerella conclusiva al Circo Massimo dove, come da tradizione, il danese solleverà il Trofeo Senza Fine.

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