Giro d’Italia, la classifica generale prima del gran finale: a Roma l’ultima passerella per Vingegaard
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Redazione Sport
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Piancavallo, per l’ultimo atto della montagna in questo Giro d’Italia 2026, ha restituito l’ennesimo verdetto senza appello. Jonas Vingegaard, il cui strapotere aveva già segnato le tappe precedenti, ha colto la sua quinta affermazione parziale – un numero che da solo racconta l’andamento di questa edizione – imponendosi con un vantaggio di 1’15” sull’eterno inseguitore Felix Gall. Un margine che, va detto, rappresenta il distacco più ampio mai inflitto dal danese al povero austriaco, giunto per la quinta volta al secondo posto.
La maglia rosa, insomma, ha giocato d’anticipo: l’attacco è scattato a 11 chilometri dal traguardo, una distanza mai tentata prima in salita dal fuoriclasse, come a voler testare limiti che sembrano non esistere. In quello stesso istante, il gruppo dei pretendenti al podio si è dovuto arrendere all’evidenza, lasciando che il sipario sulla lotta per la vittoria finale calasse con una tappa d’anticipo.
Il record che sfiora il mito
C’è un dato tecnico, però, che trascende la semplice cronaca della frazione e che consegna Vingegaard alla storia delle due ruote. La salita verso Piancavallo, lunga 14,5 chilometri con una pendenza media del 7,8% e punte fino al 14%, è stata divorata dal danese in 36 minuti e 12 secondi. Un crono che brucia un record destinato a restare negli annali: quello di Marco Pantani, fermo a 36’20” dal lontano 1998. Per trovare un termine di paragone, basti pensare che corridori del calibro di Jai Hindley e Tao Geoghegan Hart, nel 2020, si erano fermati a 37’51”.
Questa prestazione, al di là della mera statistica, ha il sapore di un passaggio di consegne ideale tra epoche diverse del ciclismo; laddove il Pirata costruiva la rimonta con la forza esplosiva, Vingegaard ha scolpito il suo primato con una progressione meccanica, inesorabile, spezzando le gambe agli avversari non con uno scatto, ma con un’implacabile erosione della loro volontà.
Le facce della generale e la difesa azzurra
Dietro al dominatore, la classifica generale ha assunto ormai le sembianze di una fotografia definitiva in vista della passerella romana. Felix Gall consolida la seconda posizione, un posto d’onore che sa poco di rivincita visto il divario siderale di 5’22” che lo separa dalla maglia rosa. Alle sue spalle, a completare il podio virtuale che verrà ufficializzato domani, troviamo Jai Hindley (a 6’25”) e Thymen Arensman (a 7’02”), con Derek Gee a chiudere la top five.
Per l’Italia, c’è spazio per un sussulto di orgoglio – seppur lontano dai bagliori del primo posto – grazie a Davide Piganzoli e Damiano Caruso. Il primo, giovanissimo talento della Visma, è riuscito a piazzarsi in ottava piazza, mentre Caruso, veterano di queste corse, agguanta il nono posto. Due presenze nella top ten che, in un Giro dominato da un “marziano” come Vingegaard, rappresentano un risultato solido per il movimento casalingo.
La “zampata” di Cipollini: “Ha vinto allenandosi”
Mario Cipollini, ascoltato dai microfoni durante il dopo gara, non ha usato mezzi termini per descrivere la superiorità vista sulla doppia scalata di Piancavallo. Per l’ex campione del mondo, il danese ha corso una gara talmente controllata da sembrare quasi un semplice allenamento in vista di ben altri obiettivi. “Ha vinto questo Giro allenandosi” – ha tuonato Cipollini – suggerendo che Vingegaard non abbia mai dovuto superare la propria soglia di sofferenza massima nemmeno nelle frazioni più dure.
Una provocazione, la sua, che pesa come un macigno sul morale degli avversari diretti. A detta del “Re Leone”, la tappa di Piancavallo non ha fatto altro che certificare una condizione di forma spaventosa, dove la gestione delle energie è apparsa talmente fluida da rendere la lotta per le posizioni d’onore – quella combattuta tra Gall e Hindley, tanto per intenderci – persino più avvincente della lotta per la vittoria finale. L’appuntamento, ora, è per l’ultima tappa a Roma, dove il sipario calerà su una delle edizioni più a senso unico degli ultimi anni.




