Il primo, vero acuto di Vingegaard al Giro: Eulalio resiste, ma la maglia rosa ora pesa
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Redazione Sport
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Lo avevano pronosticato alla vigilia, e i 244 chilometri della settima tappa – la Formia-Blockhaus, frazione più lunga di questo Giro d’Italia 2026 e primo arrivo in salita di una certa consistenza – non hanno fatto che confermare l’evidenza: Jonas Vingegaard, arrivato alla Corsa Rosa con il dichiarato obiettivo di completare la trilogia dei grandi giri dopo le vittorie al Tour e alla Vuelta, ha atteso il momento propizio e ha sferrato l’attacco che molti si aspettavano. Il danese della Visma-Lease a Bike, lasciandosi alle spalle un gruppetto di pretendenti al Titolo rimasti senza parole, ha scalato da solo il Blockhaus tagliando il traguardo con 13 secondi di vantaggio sull’austriaco Felix Gall, il quale a sua volta ha dovuto fare i conti con un ritmo impossibile da sostenere per chiunque altro. Una menzione, se così si può chiamare la sofferenza patita, spetta al giovane italiano Giulio Pellizzari, il quale ha cercato di tenere la ruota del fuoriclasse danese per un tratto della salita finale (circa 12 chilometri dai quali è partita l’offensiva decisiva) salvo poi cedere vistosamente, concludendo quarto alle spalle anche di Jai Hindley, a oltre un minuto dal vincitore di tappa.
Un Blockhaus da bollino rosso, tra vento e neve a bordo strada
Non è stata una passerella, quella di ieri. Il meteo, come spesso accade sugli Appennini in questa stagione, ha giocato la sua parte alternando raffiche di vento laterale a brevi piovaschi, senza dimenticare qualche fiocco di neve avvistato lungo le rampe più esposte del Blockhaus. La fuga di giornata, nella quale si era infilato anche il velocista Jonathan Milan a caccia di punti per la maglia ciclamino (poi ripreso dal gruppo), ha tenuto banco per oltre metà tappa, ma è stato quando la Visma ha messo la testa davanti al plotone che il copione si è chiarito. Davide Piganzoli e Sepp Kuss hanno limato il vantaggio degli attaccanti, e Vingegaard ha fatto il resto. Il gesto tecnico, quasi plastico, del danese che a pochi metri dal traguardo ha baciato la bicicletta ha suggellato una prestazione di forza bruta, impreziosita dal record di scalata del Blockhaus (38’22”, abbattendo la precedente miglior prestazione). Diego Pablo Sevilla, intanto, si è preso i punti del GPM di Roccaraso blindando la maglia azzurra, mentre tra i tifosi portoghesi ammassati sull’ultima salita cresceva la preoccupazione per il loro leader.
Eulalio soffre ma non molla: la classifica generale ora è un’altra cosa
Se Vingegaard ha vinto la battaglia, Afonso Eulalio ha vinto la guerra. O almeno, non l’ha persa. Il portoghese della Bahrain, sorpresa di questa prima settimana di corsa e detentore della maglia rosa, ha dovuto cedere terreno proprio nei momenti cruciali dell’ascesa finale, perdendo il contatto con i migliori quando mancavano circa sei chilometri al traguardo. Eulalio, consapevole dei limiti oggettivi in una salita di questa durezza, ha gestito lo sforzo cercando di limitare i danni; un’operazione riuscita solo in parte, visto che è giunto al traguardo con un ritardo di quasi tre minuti dal danese. Eppure, il paradosso di questa settima tappa è che il distacco subito dal lusitano, per quanto pesante, non è bastato a scalzarlo dalla vetta della classifica generale. Anzi, grazie al vantaggio accumulato nelle tappe precedenti (quando si era infilato nella fuga che mandò in crisi Ciccone), Eulalio si presenta all’alba dell’ottava frazione con 3’17” su Vingegaard e 3’34” su Gall, anche se Pellizzari e Hindley, rispettivamente quarto e quinto, restano in agguato a poco più di quattro minuti.
I verdetti del Blockhaus: Gall reattivo, Pellizzari paga l’inesperienza
Osservando i distacchi, emerge con chiarezza chi, tra i big, abbia superato l’esame e chi invece sia uscito con le ossa rotte. Felix Gall, già vincitore di tappa in passato, ha dimostrato una solidità notevole: dopo aver perso la scia di Vingegaard, non si è fatto prendere dal panico, ha impostato un ritmo costante ed è riuscito a risalire su un Pellizzari in crisi, chiudendo a soli 13” e dimostrando di poter ambire al podio finale di Roma. Per l’azzurro Giulio Pellizzari, invece, la lezione è stata amarissima. Dopo aver provato a rispondere colpo su colpo all’accelerazione del danese, l’abruzzese ha accusato il colpo, pagando forse un eccesso di foga o una gestione delle energie non perfetta. Il suo quarto posto a 1’05” (con Hindley che lo ha superato nel finale) rischia di pesare nelle gerarchie della sua squadra, la Red Bull-Bora, che ha già in Hindley una carta più esperta per la generale. Eulalio, dal canto suo, ha ammesso ai microfoni di aver cercato semplicemente di “sopravvivere”, un termine che calza a pennello per descrivere la sua giornata, ma che allo stesso tempo certifica la sua resilienza.
L’Italia guarda a Pellizzari, ma il fenomeno è già servito
Il pubblico italiano, accorso numeroso sulle rampe del Blockhaus nonostante il freddo e il vento, ha tributato un applauso affettuoso a Pellizzari, ma gli occhi erano tutti per Vingegaard. La prestazione del danese non lascia spazio a interpretazioni: chi possiede un simile cambio di ritmo a metà di una salita massacrante dopo 244 chilometri di corsa ha nel proprio arco le frecce per scoccare la vittoria finale. Tuttavia, come insegna la storia del Giro, le montagne sono tante e le insidie anche. La classifica, con Eulalio ancora in rosa nonostante il crollo, racconta di un Giro ancora apertissimo, dove il margine di tre minuti del portoghese potrebbe rivelarsi una copertura sufficiente per arrivare almeno fino alla prossima grande tappa alpina. Per ora, Vingegaard ha mandato il segnale che tutti attendevano; a Gall, Hindley e Pellizzari il compito di rispondere, magari già sui muri marchigiani della tappa di Fermo, dove l’azzurro avrà la ghiotta occasione di rifarsi davanti ai suoi tifosi.
Meta Description: Vingegaard vince a Blockhaus con attacco in solitario. Eulalio cede ma resta in rosa. La classifica generale si compatta con Gall e Hindley.




