Il Giro d’Italia s’inerpica sulla Maiella: Vingegaard vince sul Blockhaus, Eulalio tiene la rosa
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Redazione Sport
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La settima tappa del Giro d’Italia 2026, la più lunga dell’edizione con i suoi 244 chilometri che dal Golfo di Gaeta hanno condotto il plotone fin dentro le viscere della Maiella, ha consegnato agli appassionati il primo, atteso verdetto in salita. A spuntarla, sul durissimo arrivo del Blockhaus, è stato il danese Jonas Vingegaard – grande favorito alla vigilia e già padrone assoluto della frazione – capace di infliggere un distacco netto a tutti gli uomini di classifica. La partenza era stata data da Formia, cittadina che affaccia sullo stesso golfo della più celebre Gaeta, rivelatasi un concentrato inaspettato di stratificazioni storiche: qui, dominano ancora i due torrioni duecenteschi e trecenteschi, la torre Mola e il Castellone – quest’ultimo antico ingresso della rocca romana – a testimoniare un passato medievale e imperiale spesso oscurato dai riflettori puntati sulla vicina.
L’attacco decisivo a cinque chilometri e mezzo dal traguardo
La corsa, dopo una lunga fase di trasferimento lungo la costa e i primi rilanci nell’entroterra abruzzese, ha seguito il copione classico delle tappe regina: una fuga di giornata composta da sei corridori – tra cui l’azzurro Jonathan Milan e l’olandese Tim Naberman – ha guadagnato fino a sei minuti di margine, gestita senza affanni dal gruppo controllato dalla Visma-Lease a Bike. Nessuno di loro, però, poteva seriamente puntare al successo finale, e infatti l’azione si è ricomposta alle falde dell’ascesa decisiva. Vingegaard, che già nei chilometri precedenti aveva saggiato le gambe degli avversari, ha rotto gli indugi quando mancavano 5,5 chilometri al traguardo: una progressione secca, fatta di scatti ripetuti, ha subito selezionato il drappello dei migliori. L’unico a provare a resistere, per un tratto, è stato l’austriaco Felix Gall, costretto comunque a cedere sotto il ritmo infernale imposto dal danese.
Gall e Hindley completano il podio, bene Pellizzari
Il distacco finale parla chiaro: Vingegaard è andato a vincere in solitaria con 14 secondi su Gall, secondo all’arrivo. Terzo posto per Jai Hindley, staccato di 1’02”, mentre alle sue spalle si è piazzato un brillante Giulio Pellizzari – compagno di squadra dell’australiano – giunto quarto a 1’05”. Una prestazione, quella del marchigiano, che conferma la crescita già intravista nelle precedenti tappe. Non ci sono stati, almeno in questa frazione, veri e propri attacchi a distanza da parte degli altri pretendenti alla classifica generale, lasciando intendere una gerarchia ancora tutta da verificare sui muri più ripidi che attendono il gruppo nei prossimi giorni.
Eulalio ancora in maglia rosa, la fuga iniziale aveva preso il largo
Nonostante la potenza mostrata da Vingegaard sul Blockhaus, la maglia rosa resta saldamente sulle spalle di Eulalio. Il corridore italiano, entrato in possesso del simbolo del primato nei giorni precedenti, ha limitato i danni nella salita finale – pur perdendo terreno dai primissimi – e conserva il comando della classifica generale con un margine che appare ancora gestibile. La tappa, va ricordato, era cominciata con il consueto copione della fuga matta: Christiaan, Van Der Lee, Milan, Zukowsky, Naberman e Sevilla avevano preso il largo dopo pochi chilometri, accumulando un vantaggio massimo di oltre sei minuti. Un margine che il gruppo ha saputo diligentemente ricucire solo nell’ultima parte, quando la strada ha cominciato a impennarsi verso il Blockhaus. Per Milan, in particolare, si trattava di una delle poche occasioni per mostrarsi nelle tappe dure prima del possibile ritiro in vista delle volate.




