Consumo di suolo in Italia, un fenomeno che non si arresta
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Redazione Interno
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Il consumo di suolo in Italia, sebbene rallentato rispetto agli anni precedenti, continua a rappresentare una minaccia significativa per l'ambiente e l'economia del Paese. Secondo l'ultimo rapporto dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), nel 2023 l'Italia ha perso 2,3 metri quadrati di suolo al secondo, per un totale di 72,5 chilometri quadrati, equivalenti alla superficie complessiva degli edifici di Torino, Bologna e Firenze.
Il fenomeno, che vede il Veneto in testa con 891 nuovi ettari cementificati, seguito dalla Lombardia con 780 ettari, è particolarmente preoccupante nelle regioni settentrionali. Nonostante una legge regionale del 2017 mirasse a raggiungere il "consumo di suolo zero", il Veneto continua a registrare un incremento significativo di nuove aree urbanizzate. La Calabria, pur avendo un consumo di suolo inferiore alla media nazionale, mostra differenze marcate tra le province, con Cosenza che ha "divorato" più suolo nell'ultimo anno.
Le conseguenze di questo fenomeno sono molteplici e gravi: frane, allagamenti e alluvioni sono solo alcuni degli effetti devastanti che il consumo di suolo comporta. Questi eventi non solo causano danni ambientali irreparabili, ma rappresentano anche un enorme costo economico per il Paese. Il rapporto ISPRA evidenzia come, nonostante il rallentamento, il consumo di suolo rimanga ancora troppo elevato, superando la media decennale.
In occasione della Giornata mondiale del Suolo, il rapporto ha messo in luce come la difesa dell'ambiente e l'urbanizzazione siano due facce della stessa medaglia, con la necessità di trovare un equilibrio tra sviluppo e sostenibilità.




