Il governo prepara il decreto Primo maggio: proroghe, bonus e una indennità per chi aspetta il rinnovo del contratto
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Redazione Interno
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A meno di tre settimane dalla Festa dei Lavoratori, la presidente del Consiglio e la ministra del Lavoro Marina Calderone – riunitesi il primo aprile per un vertice tecnico a palazzo Chigi – hanno messo nero su bianco alcuni punti cardine del provvedimento atteso per il primo maggio. L’incontro, che ha fatto il punto sulle misure già in campo per l’occupazione e i salari, ha avviato una riflessione su nuovi interventi destinati a rafforzare le politiche del lavoro e a contrastare il fenomeno, sempre più radicato, del lavoro povero. Non si interverrà direttamente sui minimi salariali stabiliti dalla contrattazione collettiva, ma le agevolazioni fiscali e contributive studiate dall’esecutivo puntano ad aumentare gli stipendi netti in busta paga senza aggravare il costo del lavoro per le imprese.
Bonus giovani e Zes: gli ultimi giorni per gli incentivi in scadenza il 30 aprile
Chi ha in programma di assumere under 35 o lavoratori nelle aree della Zes (zone economiche speciali) deve affrettarsi: gli esoneri contributivi attualmente in vigore, quelli rinnovati dal decreto Milleproroghe 2026, scadranno il trenta aprile. Nella prima bozza del nuovo decreto Primo maggio, che sta circolando in queste ore tra i tavoli tecnici, non è ancora previsto alcun rinnovo esplicito. Molti, però, si attendono una proroga proprio all’interno del provvedimento dedicato alla Festa dei Lavoratori, anche se al momento si tratta solo di un’ipotesi. Gli ultimi giorni di aprile, insomma, rappresentano una finestra utile per chi vuole sfruttarli prima di una possibile – ma non certa – riconferma.
Più tutele per chi resta senza contratto rinnovato: l’indennità legata all’inflazione
Una delle novità più rilevanti contenute nella bozza circolata riguarda invece i rinnovi contrattuali. L’idea del governo è quella di accelerare le trattative: se dopo sei mesi dalla data di scadenza del contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) non si è trovato un accordo tra le parti, scatterà un’indennità per i lavoratori pari al 30% del tasso di inflazione programmato. Una cifra che sale al 60% dopo dodici mesi di vacanza contrattuale. Una misura, questa, che non sostituisce l’aumento salariale dovuto dal rinnovo, ma che cerca di arginare l’effetto erosivo dell’inflazione sui redditi fermi. Non è un meccanismo automatico, intendiamoci: la sua attivazione dipende dalla durata del mancato accordo, ma rappresenta uno strumento di pressione sulle parti sociali.
Spinta all’occupazione femminile e taglio delle tasse: le altre misure allo studio
Oltre ai bonus per i giovani, il decreto Primo maggio punta a incentivare l’occupazione delle donne. Non sono ancora stati resi noti i dettagli operativi – si parla di possibili riduzioni contributive per le assunzioni a tempo indeterminato – ma la direzione è quella di abbassare il costo del lavoro femminile, storicamente più esposto alla precarietà e ai divari retributivi. Sul fronte fiscale, il governo sta lavorando a una riduzione delle tasse in busta paga che potrebbe tradursi in un incremento del netto per i dipendenti a medio-basso reddito. Nessun intervento strutturale sulle aliquote Irpef, almeno per ora: si procederà per via di agevolazioni mirate. L’obiettivo dichiarato, ribadito anche dopo l’incontro del primo aprile, è rafforzare il potere d’acquisto senza alterare l’impianto della contrattazione collettiva.




