"Non mi ama più", la frase che ha scatenato la furia della guardia giurata: così ha ucciso il rivale in bici a Carbonara
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Redazione Interno
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Sono bastate poche parole, pronunciate forse con leggerezza o forse con la cattiveria di chi sa di aver vinto, per trasformare un normale mattinata di giugno in una scena da far west. "Non mi ama più", avrebbe detto Alessandro Signorile alla guardia giurata Alessandro Barcellona, scatenando una reazione spropositata e letale.
L'omicidio, avvenuto in via De Marinis nel quartiere Carbonara a Bari, ha sconvolto la routine del quartiere, con la vittima che è stata raggiunta da quattro colpi di pistola calibro 9 mentre pedalava tranquillamente in sella alla sua bicicletta, sotto il sole del mattino. L'operaio di 39 anni, originario di Ceglie del Campo, non ha avuto scampo: un proiettile, in particolare, lo ha colpito alla testa, rendendo vano l'intervento dei sanitari del 118, giunti sul posto ma costretti a constatare il decesso.
La ricostruzione dell'agguato e il fermo
La dinamica dell'agguato è stata ricostruita in maniera precisa dagli investigatori, grazie al lavoro dei carabinieri della Compagnia San Paolo e alla presenza di telecamere di sorveglianza che hanno filmato l'intera sequenza. Barcellona, che presta servizio come guardia giurata presso il tribunale e la procura di Bari, ha utilizzato la pistola d'ordinanza per compiere il delitto, avvicinando la vittima mentre era in sella a una moto di grossa cilindrata. Dopo aver affiancato Signorile, ha esploso i colpi che lo hanno raggiunto mortalmente, per poi darsi alla fuga.
Il presunto killer, tuttavia, non è andato lontano: è stato bloccato poco dopo dai carabinieri nei pressi della questura, dove pare fosse diretto per costituirsi, un gesto che testimonia la consapevolezza dell'accaduto e forse un tentativo di alleggerire la posizione processuale.
Il movente e l'interrogatorio
L'interrogatorio di Alessandro Barcellona, durato oltre tre ore, ha gettato luce sulle ragioni che hanno portato a un gesto tanto estremo. A firmare il fermo è stato il procuratore aggiunto del tribunale di Bari, Milto De Nozza, che ha coordinato le indagini insieme alla pm di turno Larissa Catella, ascoltando la versione del 40enne reo confesso. Secondo quanto emerso, alla base dell'omicidio ci sarebbero questioni di natura personale, legate a una relazione sentimentale che vedeva contrapposti i due uomini.
La frase che avrebbe fatto precipitare la situazione, pronunciata dalla vittima nei confronti del killer, è stata il detonatore emotivo di un conflitto che covava da tempo, trasformando un confronto verbale in una sparatoria in piena regola, senza alcuna possibilità di riparazione per l'operaio di Ceglie del Campo.
L'area del delitto e le indagini in corso
L'area in cui è avvenuto il delitto, via De Marinis, è stata immediatamente interdetta dagli agenti della polizia locale, che hanno consentito ai militari dell'Arma di effettuare i rilievi del caso e di raccogliere elementi utili per l'accusa. Le immagini delle telecamere di sorveglianza si sono rivelate determinanti per confermare la ricostruzione fornita dallo stesso Barcellona, che non ha opposto resistenza durante le fasi iniziali dell'arresto.
La Procura di Bari, guidata dal procuratore aggiunto De Nozza, sta ora valutando gli elementi per procedere con la convalida del fermo, mentre il movente passionale si delinea come la chiave di lettura principale di un omicidio che ha scosso la città, riportando l'attenzione sulla facilità con cui un'arma detenuta per ragioni di servizio possa trasformarsi in uno strumento di morte per questioni private, quando la ragione viene sopraffatta dall'istinto e da parole che feriscono più di un proiettile.




