Incidente a Nettuno, la morte di Vincenzo Zinna e il figlio grave dopo lo schianto in via della Campana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il tardo pomeriggio del 2 maggio, lungo il rettilineo di via della Campana, nel territorio di Nettuno, il tempo sembra essersi improvvisamente fermato per restituire solo il fragore di un impatto senza appello. È lì, all’altezza della rotatoria di Piscina Cardillo, che si è consumata la tragedia costata la vita a Vincenzo Zinna, 46 anni, centauro di Lavinio la cui esistenza, scandita dalla passione per i motori, si è spezzata contro una vettura intenta a una manovra di svolta.

Padre e figlio, quest’ultimo diciassettenne, viaggiavano affiancati su due mezzi distinti – una potente Honda 1000 per lui, un’Aprilia 125 per il ragazzo – reduci da una mattinata trascorsa sulla pista “Sagittario” di Latina. Un’abitudine consolidata, quella di condividere il rombo dei cilindri, trasformata però in un drammatico viaggio di rientro quando, nei pressi dell’incrocio con via Taormina, un’automobile ha attraversato la loro traiettoria. Per il quarantaseienne non c’è stato scampo: l’urto frontale, o comunque laterale a seconda delle prime sommarie ricostruzioni, lo ha strappato alla vita sul colpo, sotto lo sguardo forse incredulo e impotente del figlio che lo seguiva a ruota.

La dinamica dello scontro e la corsa del figlio contro il muretto

La violenza dell’urto ha generato una sorta di effetto domino meccanico: mentre la moto del padre si accartocciava contro la carrozzeria, la moto più piccola, quella guidata dal diciassettenne, è stata sbalzata verso il margine destro della carreggiata. Il giovane, verosimilmente sbandato o travolto dalle schegge dell’impatto, è finito dritto contro il muro di cinta di una villetta; l’urto è stato talmente violento da spezzare in due il telaio dell’Aprilia. Testimoni oculari hanno riferito che il ragazzo, scaraventato a una trentina di metri di distanza dal punto di collisione, è stato subito soccorso dal personale del 118, che ne ha disposto il trasferimento d’urgenza in eliambulanza verso l’ospedale San Camillo di Roma.

Gli accertamenti, affidati ai carabinieri della compagnia di Anzio e della stazione di Nettuno, si concentrano ora sulla tempistica della manovra dell’automobilista – un uomo di 53 anni alla guida di una Ford Focus – per chiarire se questi abbia iniziato la svolta senza concedere la precedenza o se i due centauri, rientrando dalla pista, procedessero magari a una velocità incompatibile con la sicurezza dell’incrocio. I mezzi coinvolti, del resto, sono stati posti sotto sequestro per permettere verifiche tecniche approfondite, mentre i rilievi fotogrammetrici tentano di restituire un quadro esatto delle traiettorie.

Chi era Vincenzo Zinna, la quotidianità spezzata a Lavinio

Vincenzo Zinna, residente ad Aprilia ma originario di Lavinio, non era un semplice appassionato domenicale. Chi lo conosceva racconta di un padre presente e meticoloso, che aveva trasmesso ai suoi figli non solo la tecnica di guida ma anche il rispetto per le due ruote. Insieme a loro, quella maledetta mattina del 2 maggio, aveva scelto di testare le moto sul circuito di Latina, una gita in famiglia all’insegna di un interesse comune che li rendeva, agli occhi dei vicini, un nucleo molto unito.

E proprio la famiglia rappresenta l’altro versante crudele di questa cronaca. Oltre al diciassettenne ricoverato in codice rosso – le cui condizioni, dopo un delicato intervento chirurgico per fratture multiple, risultano ancora gravi ma per fortuna non più in pericolo di vita – la vittima lascia un altro figlio, il quale aveva deciso di non fermarsi a fare benzina insieme al padre e al fratello, facendo rientro a casa in autonomia prima che la notizia della tragedia sconvolgesse la loro quotidianità.

Indagini in corso e il protocollo post-incidente

Al di là della ricostruzione meccanica, gli inquirenti stanno seguendo il protocollo standard per i sinistri mortali. All’automobilista cinquantatreenne, rimasto illeso ma sotto choc, e al minore ricoverato, sono stati somministrati i test per rilevare l’eventuale presenza di alcol o tracce di sostanze stupefacenti nel sangue, un passaggio dovuto per escludere alterazioni dello stato psicofisico al momento della guida. Il di Vincenzo Zinna, nel frattempo, è stato trasferito al Policlinico Tor Vergata in attesa dell’esame autoptico, un atto formale necessario al magistrato di turno per disporre eventuali ulteriori accertamenti.

Gli investigatori stanno inoltre acquisendo i filmati delle eventuali telecamere di sorveglianza private che puntano sulla provinciale 23b, nella speranza che un’angolazione diversa possa fugare ogni dubbio residuo sulla manovra di svolta. Quel che è certo, al momento, è che la domenica di Pasqua anticipata per molti residenti dei Castelli Romani resterà oscurata dal ricordo di un padre caduto mentre tornava a casa con suo figlio, spezzato da un incrocio che, da ieri, è diventato teatro di una dolorosa inchiesta.

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