Omicidio di Arcangelo Correra a Napoli, la tragedia di un gioco finito in dramma
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Redazione Interno
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In una tranquilla mattina di sabato, nel cuore di Napoli, si è consumata una tragedia che ha sconvolto la comunità locale. Arcangelo Correra, un giovane di appena 18 anni, ha perso la vita in circostanze drammatiche, colpito da un proiettile partito accidentalmente dalla pistola maneggiata dal cugino, Renato Benedetto Caiafa, anch'egli diciottenne. L'episodio si è verificato in via Sedil Capuano, un luogo che, fino a quel momento, era stato teatro di giochi e risate tra amici e parenti.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Renato ha trovato l'arma sotto una macchina parcheggiata. Incuriosito, ha iniziato a maneggiarla insieme ad Arcangelo e ad altri amici. Quello che sembrava un gioco innocente si è trasformato in un incubo quando, improvvisamente, è partito un colpo che ha colpito Arcangelo alla testa. Il giovane è stato immediatamente soccorso e trasportato in scooter verso l'ospedale, ma purtroppo non c'è stato nulla da fare.
Durante l'interrogatorio, Renato ha raccontato agli inquirenti di non aver mai visto una pistola prima di quel momento e di non aver capito la gravità della situazione fino a quando non ha visto il sangue sul corpo del cugino. "Non volevo, non volevo", ha ripetuto più volte, visibilmente scosso e in lacrime. Difeso dall'avvocato Annalisa Recano, Renato ha ammesso di aver trovato l'arma sotto un'auto e di averla maneggiata senza rendersi conto del pericolo.
Le parole scritte con vernice spray su uno striscione appeso in via Dei Tribunali, a metà strada tra la casa di Arcangelo e il luogo della tragedia, risuonano come un triste presagio: "Amatevi più che potete, la vita può togliervi tutto in un attimo".




