È morto Rino Marchesi, allenò Maradona e Platini tra Inter, Juve e Napoli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il calcio italiano dice addio a uno dei suoi tecnici più autorevoli e, va detto, anche più signorili. Rino Marchesi si è spento all’età di ottantotto anni, lasciando un vuoto profondo in chi lo ha conosciuto e in tutte le tifoserie che hanno incrociato il suo cammino. Nato a San Giuliano Milanese nel 1937, Marchesi aveva fatto della Toscana la sua terra d’adozione, ma è stato con le maglie di mezza Italia che ha costruito la sua leggenda, prima da calciatore e poi, soprattutto, da allenatore.

Da giocatore, il suo nome è legato a doppio filo a quello della Fiorentina, dove militò per sei stagioni a cavallo tra il 1960 e il 1966, contribuendo da protagonista – lui che era un difensore o centrocampista di temperamento e qualità – alla conquista di due Coppe Italia e della storica Coppa delle Coppe nel 1961, quella vinta contro i Glasgow Rangers. Ma la sua carriera da calciatore era iniziata nell'Atalanta, dove aveva collezionato centoventi presenze, per poi proseguire nella Lazio e chiudere infine nel Prato.

L'eredità del maestro in panchina e l'incontro con i campioni

Fu però da allenatore, seduto in panchina, che Marchesi scrisse le pagine più celebri della sua vita nel calcio. La sua lunga gavetta lo portò a sedersi sulle panchine di club prestigiosi come l'Inter e la Juventus, ma fu a Napoli che lasciò un'impronta indelebile. Guidò gli azzurri in due distinti periodi, dal 1980 al 1982 e poi dal 1984 al 1985, e proprio in questa seconda esperienza gli capitò l'onere e l'onore di essere il primo allenatore in Italia di Diego Armando Maradona. Un compito non semplice, quello di gestire un genio appena arrivato, ma Marchesi lo assolse con la discrezione e la professionalità che lo contraddistinguevano.

La nota di cordoglio diffusa dal club partenopeo, con le parole del presidente Aurelio De Laurentiis, lo ricorda come “icona del calcio ed esemplare professionista”. D'altronde, la sua carriera fu un continuo intrecciarsi con i fuoriclasse assoluti di quegli anni: oltre a Maradona a Napoli, ebbe modo di allenare anche Michel Platini alla Juventus nella stagione 1986-1987, che fu tra l'altro l'ultima del campione francese in bianconero.

Prima di approdare in queste grandi piazze, Marchesi si era fatto le ossa ad Avellino, dove tra il 1978 e il 1980 condusse i lupi a due salvezze consecutive in Serie A, attirando su di sé l'attenzione delle big. Fu un tecnico che, senza alzare mai la voce e lontano dai riflettori, riusciva a lasciare il segno: non vinse scudetti, è vero, ma sfiorò l'impresa con quel Napoli del 1981 che lottò fino alla fine per il Titolo, e regalò a tifosi e giocatori un metodo di lavoro che molti, come testimoniano le cronache dell'epoca, ricordano ancora oggi.

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