Addio a Rino Marchesi, guidò l’Avellino in serie A e fu il primo a lanciare Maradona a Napoli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il calcio italiano dice addio a Rino Marchesi, tecnico lombardo dalla carriera lunga e prestigiosa, scomparso all’età di ottantotto anni, come confermano i messaggi di cordoglio diffusi da società come la Fiorentina, la Juventus e il Napoli, che ne hanno voluto ricordare la figura. Nato a San Giuliano Milanese, Marchesi aveva mosso i primi passi nel mondo del calcio come difensore e centrocampista, vestendo maglie importanti come quelle dell’Atalanta, della Fiorentina – con cui vinse due Coppe Italia e una Coppa delle Coppe – e della Lazio, prima di chiudere la carriera da giocatore nel Prato. Da allenatore, il suo nome è legato indissolubilmente a pagine importanti del nostro campionato, fatte di salvezze miracolose e di campioni gestiti con signorile riserbo. La sua carriera in panchina, iniziata nel Montevarchi per poi toccare Mantova e Ternana, lo vide approdare alla guida dell’Avellino nel 1978, regalando ai lupi irpini le loro prime due storiche salvezze in Serie A.

L’impresa con l’Avellino e l’approdo a Napoli

Fu proprio con la squadra irpina, neopromossa in massima serie, che Marchesi dimostrò le sue doti di costruttore di equilibri, riuscendo a mantenere la categoria in due stagioni consecutive, un’impresa che gli spalancò le porte di una piazza prestigiosa come Napoli. Nel 1980, chiamato sulla panchina azzurra, ereditò una squadra ambiziosa e, due anni più tardi, si trovò a gestire l’arrivo in Italia di Diego Armando Maradona, diventandone il primo allenatore in assoluto in serie A. Il suo primo ciclo napoletano fu contraddistinto da un gioco solido e da un terzo posto finale nel campionato 1980-81, prima di un breve e meno fortunato passaggio all’Inter nella stagione 1982-83. Ritornò poi sulla panchina del Napoli tra il 1984 e il 1985, lavorando ancora con il fuoriclasse argentino in quella che fu la sua stagione d’esordio completa.

Gli anni alla Juventus e le ultime panchine

L’eredità di Giovanni Trapattoni sulla panchina della Juventus, raccolta nell’estate del 1986, fu un compito quasi titanico, e Marchesi lo affrontò con la sua consueta professionalità in un momento di ricambio generazionale per i bianconeri. Alla guida di una squadra che annoverava ancora campioni del calibro di Michel Platini, alla sua ultima stagione italiana, riuscì a ottenere un secondo posto in campionato alle spalle del suo vecchio Napoli. Lasciata Torino nel 1988, intraprese un lungo peregrinare su panchine di Como, Udinese, Venezia e SPAL, prima dell’ultima, complessa esperienza sulla panchina del Lecce, conclusasi con la retrocessione in serie B nel 1994 e il conseguente addio al calcio che conta.

Il cordoglio delle società

Numerosi sono i messaggi di cordoglio giunti nelle ultime ore per ricordare la sua figura di calciatore e tecnico. “Tutta la Fiorentina si unisce al cordoglio per la scomparsa di Rino Marchesi, storico calciatore gigliato”, si legge nella nota della società viola, che ne ricorda i successi con la maglia gigliata. Dalla sua parte, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha voluto ricordare “l’icona del calcio ed esemplare professionista” che ha guidato gli azzurri. Anche la Juventus ha partecipato al lutto per la scomparsa di quella che ha definito una “storica figura del calcio italiano”. Uomo schivo e lontano dai riflettori, Rino Marchesi lascia il ricordo di un interprete del gioco capace di passare con disinvoltura dalla costruzione del gioco in difesa, da calciatore, alla gestione di campioni assoluti in panchina, mantenendo sempre un tratto di eleganza e riservatezza oggi sempre più rari.

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