Il lago ha restituito il corpo di Mirko Budri, il manager di Rozzano travolto da una valanga a febbraio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Per quasi quattro mesi, il Lago Nero, a 2.300 metri di quota sopra Madesimo (Sondrio), ha custodito gelosamente quel segreto, celando il corpo sotto una coltre di ghiaccio e neve accumulati durante l'inverno. Poi, nel pomeriggio di sabato, il graduale disgelo di questa prima decade di giugno ha infine restituito ciò che la montagna aveva tragicamente sottratto a una fredda domenica di febbraio.

A dare l'allarme è stato un tecnico del Soccorso Alpino e Speleologico lombardo (Cnsas), impegnato in un sopralluogo nella zona: l'avvistamento ha immediatamente innescato una macchina dei soccorsi complessa, che ha visto operare fianco a fianco i vigili del fuoco con l'elicottero Drago e i loro sommozzatori, insieme alla Guardia di finanza, per mettere in sicurezza l'area e procedere al recupero.

Un'escursione finita in tragedia

Per ricostruire l'accaduto, è necessario tornare indietro fino al pomeriggio del 15 febbraio. Mirko Budri, 57 anni, manager nel settore automobilistico proveniente da Rozzano ma da tempo "valchiavennasco d'adozione" (viveva spesso a Campodolcino), aveva deciso di dedicarsi alla sua grande passione per gli sport invernali. Si trovava a bordo della sua motoslitta insieme alla moglie Franca e a una coppia di amici, quando un tratto del versante si è improvvisamente staccato, e la massa di neve li ha travolti.

Se gli altri tre componenti del gruppo sono stati rapidamente individuati e tratti in salvo dai soccorritori, per Budri non c'è stato alcun lieto fine.

Sviluppi giudiziari e indagini tecniche

La salma, una volta riaffiorata dalle acque del bacino, è stata prontamente recuperata e affidata alle autorità; sebbene l'identificazione ufficiale tramite riscontri oggettivi fosse ancora in corso nelle ore immediatamente successive al ritrovamento, gli inquirenti non nutrivano ormai più alcun dubbio sulla sua identità. La sua motoslitta, lo si era scoperto nei mesi precedenti, era già stata ritrovata all'interno del lago, dove era finita dopo aver sfondato una lastra di ghiaccio.

Quel ritrovamento, avvenuto durante le prime battute delle ricerche subito dopo la tragedia, aveva convinto gli investigatori che il corpo del 57enne non potesse trovarsi lontano da quel punto, un'intuizione che solo le avverse condizioni meteorologiche e l'instabilità del manto nevoso avevano impedito di verificare tempestivamente.

Soccorsi complessi e il silenzio della montagna

Nei giorni immediatamente successivi al dramma, le squadre di soccorso si erano mobilitate senza sosta: sul posto erano operativi una trentina di esperti, tra cui gli specialisti Saf dei vigili del fuoco, droni dotati di termocamere e i sub del Cnsas, pronti a immergersi nelle acque gelide. Le ricerche, però, furono ben presto sospese a causa di una violenta bufera e delle abbondanti nevicate che, ricoprendo ogni traccia, resero l'ambiente troppo pericoloso anche per i professionisti del recupero.

Da quel momento, la zona del Lago Nero è rimasta sotto il totale controllo degli elementi, e la natura ha dettato i tempi della vicenda, restituendo il corpo del manager di Rozzano solo ora, con l'arrivo della bella stagione e lo scioglimento dei ghiacci.

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