Descalzi sul Green deal e la strategia Meloni: l'Europa affronta le sue contraddizioni
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Redazione Esteri
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Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha definito "ideologica" l'impostazione corrente del Green deal europeo, intervenendo al Forum dell'agricoltura di Coldiretti. La sua analisi, che ha sottolineato come l'ottanta per cento della domanda energetica attuale sia ancora coperta da fonti fossili, ha messo in luce la necessità di un approccio più pragmatico. Descalzi ha evidenziato come una transizione energetica, per essere efficace, debba porsi in una logica di complementarità e non di sostituzione netta e immediata, un percorso che, a suo avviso, trascura ingiustamente il potenziale dei biocarburanti. Queste osservazioni, condivise dal ministro Lollobrigida che ha espresso a sua volta una certa avversione verso "buona parte del bilancio europeo sull'agricoltura", hanno dipinto il quadro di un'Europa i cui fari appaiono spenti mentre si dirige verso un esito potenzialmente disastroso.
Il modello Albania per i migranti diventa una proposta Ue
Parallelamente alle questioni energetiche, un'altra iniziativa italiana sta catalizzando l'attenzione continentale: la strategia sui migranti. Il patto stretto con l'Albania per l'istituzione di centri di rimpatrio in Paesi terzi, un'idea nata su input del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha infatti attratto l'interesse di diverse nazioni europee. Mentre in Italia la magistratura e le opposizioni politiche continuano a contrastare questa linea, che promette di agevolare le operazioni di rimpatrio per coloro che non hanno titolo di permanenza, l'Unione Europea ha raccolto il suggerimento per farne una proposta concreta. Alcuni di essi, come la Germania, si sono dichiarati favorevoli alla creazione di hub in Paesi terzi, e l'Olanda ha annunciato un accordo simile con l'Uganda, segnalando una convergenza di intenti sul metodo, nonostante persista uno stallo generale sui meccanismi di rimpatrio validi in tutto il territorio dell'Unione.
La tragica coincidenza che segnò la storia degli Agnelli
In un diverso ambito della cronaca, riemergono documenti che gettano una luce cruda su una delle pagine più dolorose della storia della famiglia Agnelli. Dalle bozze notarili del 14 novembre 2000 si evince la volontà di Gianni Agnelli di affidare al primogenito Edoardo una quota consistente, pari al venticinque per cento, della cassaforte familiare. Una decisione cruciale, quella del patriarca, che avrebbe dovuto delineare il futuro della dinastia. A distanza di sole ventiquattro ore da quella disposizione, però, la tragedia si abbatté sulla famiglia con la morte di Edoardo, deceduto in un incidente presso il viadotto di Fossano, consegnando alla storia un epilogo amaro e una successione segnata dal caso.
Le divisioni europee di fronte alla pressione migratoria
La solidarietà europea, per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori, mostra tutte le sue crepe quando si tratta di condividere concretamente gli oneri. La Polonia, ad esempio, ha dichiarato di avere già un numero eccessivo di rifugiati ucraini e mantiene le frontiere chiise, rifiutando ulteriori accoglienze. Questo scenario frammentato, dove ognuno sembra procedere per proprio conto, conferma la difficoltà di trovare una risposta unitaria a una questione che, per sua natura, richiederebbe invece una regia comune e coordinata, lasciando l'Unione in una posizione di sostanziale immobilismo nonostante le singole iniziative.




