Andrea Russo muore risucchiato da un aereo a Orio al Serio, indagini sulla sicurezza dell’aeroporto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Martedì mattina, alle 10.20, l’aeroporto di Orio al Serio è stato teatro di un incidente drammatico, che ha portato alla morte di Andrea Russo, un 35enne bergamasco risucchiato dal motore di un Airbus A319 della Volotea, in partenza per le Asturie. Lo scalo, gestito da Sacbo, è rimasto chiuso per due ore, mentre le autorità avviavano le prime indagini per ricostruire una dinamica ancora poco chiara.

La società aeroportuale, in un comunicato iniziale, aveva parlato di un “inconveniente sulla via di rullaggio”, un termine tecnico che poco racconta della tragedia consumatasi pochi minuti prima. Russo, che non era né un passeggero né un dipendente dello scalo, avrebbe infatti raggiunto la pista correndo verso l’aereo, dopo essersi introdotto nell’area operativa in circostanze ancora da chiarire. Fonti vicine all’inchiesta ipotizzano un arrivo in auto in contromano, seguito da una corsa disperata verso il velivolo, già in movimento.

La Volotea, in una nota ufficiale, ha espresso rammarico per l’accaduto, confermando il coinvolgimento del volo V7-3511 e assicurando piena collaborazione con le autorità. Quel che emerge, però, oltre al dolore degli amici del giovane – “sotto choc”, come hanno raccontato – è una questione più ampia, legata alla sicurezza dell’aeroporto. Già due mesi fa, i sindacati avevano lanciato l’allarme: «Troppo facile raggiungere la pista», avevano denunciato, riferendosi a vulnerabilità nel sistema di controllo degli accessi.

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